INTERVISTA A RITA AVINO

Rita Avino mi risponde al telefono chiedendomi di aspettare un momento, e sento che dice a qualcuno:”Sì, vai a comprare i chiodini per i quadri, ti aspetto“. Poi riprende la conversazione con me: “Mi scusi, ma stiamo finendo i lavori e non riesco a trovare un momento tranquillo…”

Cosa state facendo, chiedo.

Stiamo rifinendo l’arredamento della Casa Famiglia alla quale stiamo lavorando da alcuni mesi. È la cosa più importante che abbia mai fatto in vita mia, e voglio farla davvero bene.

Casa Famiglia? E chi sono gli altri con cui sta lavorando?

È una lunga storia, e forse è meglio che cominci dall’inizio. Vede, io da quando ho ottenuto nel marzo del 2006 l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per le dipendenze con l’Istituto Cortivo non mi sono fermata un attimo. È stata come una scossa alla mia vita dalla quale sono scaturite tante di quelle cose da fare, sempre ocon tanta voglia ed entusiasmo, che quasi faccio fatica a ricordarle tutte. Intanto continuo ancora a lavorare come volontaria presso il Sert di Agropoli dove ho svolto il tirocinio, che peraltro sta aprendo un Centro Diurno dove sono stata inserita. Poi dal 2004 sto seguendo il progetto regionale ‘Alcool, meno è meglio’ nell’ambito del Progetto Europeo ‘Lotta alla droga’. Abbiamo fatto attività di sensibilizzazione nelle scuole del salernitano e nella Comunità Montana ‘Calore Salernitano’. Finirà a marzo 2007 ed è stata per me una grande esperienza. L’anno scorso ho fatto anche il tutor in un corso per animatori turistici e di comunità, ho fatto lo stage abbinando teoria e lavoratori pratici, e anche questa è stata una bella cosa. Ma, come dicevo, il fatto più importante è stata la fondazione della Cooperativa Il Girasole che ci sta portando alla prossima apertura della Casa Famiglia Camilla. Abbiamo preso in affitto un grande appartamento con quattro stanze, sala da pranzo, due servizi, ripostiglio, ecc., l’abbiamo imbiancato e arredato. Ora stiamo appendendo i quadri e la prossima settimana invieremo i documenti per la procedura burocratica che, nel tempo di un mesetto, dovrebbe consentirci di aprire e di accogliere i primi bambini.

Che bambini saranno?

Saranno bambini di entrambi i sessi dai sei ai dodici anni. In parte ci saranno affidati dai servizi territoriali in quanto provenienti da famiglie disagiate e in parte dai tribunali che devono inserire in strutture come questa i minori che stavano negli orfanatrofi ormai in via di definitiva chiusura secondo il dettato della legge 149 del 28/3/01.

Infatti nella legge si parla di trasferimento dei minori in Case Famiglia o presso famiglie affidatarie…

Appunto, e noi ci stiamo preparando al meglio per accoglierli. Il nostro staff è qualificatissimo anche se in parte è di stampo familiare. Oltre a me infatti ci sono mio marito, medico, e mia figlia, chimico farmaceutico, che sarà anche una delle figure genitoriali previste dalla legge. Poi ci saranno uno psicologo, un educatore, due operatori sociali, un’insegnante di lettere e un operatore tecnico assistenziale.

Un’équipe ben assortita!

Sì, se pensa poi che io stessa sono al secondo anno di Scienze del Servizio Sociale presso l’Università Federico II di Napoli, il quadro è ancora più completo. A proposito, voglio cogliere l’occasione per fare ancora una volta i miei più sentiti complimenti alla formazione ricevuta dall’Istituto Cortivo. Si immagini che ho affrontato i test di ammissione all’università solo sulla base della preparazione acquisita presso l’Istituto Cortivo e non solo sono stata ammessa ma mi sono anche classificata fra le prime.

Qualche ulteriore progetto?

Mah, i bambini che accoglieremo potranno restare con noi sino a dodici anni. Poi dovrebbero passare a una Comunità Alloggio. Io sono una che si affeziona, penso che mi dispiacerà molto se dovessi vederli andare via. Per questo sto pensando che in un prossimo futuro potremmo mettere su anche una Comunità Alloggio, per poter restare ancora assieme…