INTERVISTA A ILARIA BALDRACCHI

Avevo dodici anni quando ho conosciuto quello che poi è diventato il mio migliore amico. Era giovanissimo e già si drogava… Una storia sfortunata la sua, nonostante gli innumerevoli tentativi di venirne fuori. I suoi problemi sono stati alla base della mia scelta di lavorare nel sociale.

Ha 23 anni Ilaria Baldracchi e già lavora come educatrice presso la Comunità Terapeutica Progetto Giano di Trento, dove ha svolto il suo tirocinio. Con l’Istituto Cortivo ha conseguito gli attestati di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia e per le dipendenze.
Sappiamo che hai un diploma in ambito socio-psicopedagogico e che frequenti la Facoltà di Sociologia. Come mai ti sei iscritta all’Istituto Cortivo?

Semplice, volevo un titolo che mi permettesse di iniziare subito a lavorare nel sociale. È stata una buona scelta. Gli studi fatti con l’Istituto Cortivo da certi punti di vista si sono rivelati addirittura più proficui di quelli universitari. La formazione dell’Istituto Cortivo infatti mi ha dato solide basi e strumenti pratici immediatamente spendibili sul campo mentre l’università offre una buona preparazione ma solo teorica…

La tua è stata comunque una buona scelta, visto che sei stata subito assunta con un contratto a tempo indeterminato.

Ne sono molto soddisfatta anche se il lavoro è pesante, con turni davvero faticosi che spesso mi vedono impegnata anche nei fine settimana. A pesarmi sono soprattutto le notti, quando mi trovo da sola a gestirmi anche otto utenti, tutti maschi e più grandi di me… A volte mi sono trovata in situazioni davvero difficili. Comunque, nonostante tutto, sono contenta di quello che sto facendo.

Com’è strutturata la Comunità?

È formata da tre case indipendenti: la prima accoglie gli utenti che ancora devono superare la crisi d’astinenza, la seconda ospita invece le persone in via di recupero mentre la terza è riservata agli utenti che hanno raggiunto una buona autonomia e già lavorano all’esterno. Qui il programma di recupero prevede varie attività: colloqui di gruppo, centro d’ascolto e poi il lavoro vero e proprio, con mansioni che riguardano la cucina, la lavanderia, le pulizie e l’orto. Noi educatori forniamo supporto pratico e psicologico.

Parlaci degli utenti.

Sono persone dai 20 ai 60 anni affette da patologie psichiatriche e tossicodipendenti. Spesso non si riesce a capire la causa dei loro problemi. Alcuni probabilmente sono arrivati alla droga perché psichicamente fragili, altri invece si sono rovinati il sistema nervoso con l’abuso di sostanze…

Soddisfazioni?

In questo settore poche… La nostra è un’utenza che, proprio per le sue caratteristiche, è a forte rischio di ricaduta. Nonostante questo sono convinta che il nostro sia un lavoro prezioso. Ciò che manca è una buona rete sociale in grado di seguire le persone fuori da qui, nel mondo reale.

Progetti?

Anzitutto laurearmi. Sono giovane, mi piace studiare e, si sa, la laurea aiuta a trovare lavoro. Non perché non mi piaccia quello che sto facendo, ma perché voglio avere tutti gli strumenti per migliorare eventualmente la mia posizione professionale.