INTERVISTA A GIUSEPPINA PARISI

"Sono altruista di natura – racconta Giuseppina Parisi di Rescaldina in provincia di Milano – e mi sono sempre sentita molto attratta dalle iniziative che potevano aiutare le persone in difficoltà. Prima di avvicinarmi al sociale ho però fatto tanti lavori diversi e ho messo in piedi una famiglia".

Com’è successo?

"È una storia lunga, che ha il suo punto di partenza in un episodio che mi ha colpito molto. Saranno passati quindici anni da allora, ma me lo ricordo come fosse adesso: io ero incinta di mio figlio, con il pancione, e passeggiavo per Varese quando ho visto un ragazzo steso a terra in evidente stato di overdose. C’era un sacco di gente che passava, ma che evitava di vederlo nonostante la soluzione, cioè la porta dell’ospedale, fosse al di là della strada. Mi sono fermata, ho fatto quel che potevo per metterlo in una posizione più comoda e sono corsa a chiamare gli infermieri che gli hanno subito prestato soccorso. Può sembrare una cosa da niente, ma per me è stato come sentirmi chiamata, c’era qualcuno da qualche parte che poteva aver bisogno di me e ho sentito che questa era la cosa a cui volevo dedicare la mia vita. Ed è stato così che nel 2006, quando ho visto che mio figlio era grande abbastanza per cavarsela da solo per qualche ora, ho telefonato alla Fondazione Exodus Onlus dando la mia disponibilità come volontaria".

È l’organizzazione di don Mazzi…

"Sì, al tempo non lo sapevo neanche, ho telefonato d’istinto. Chi mi ha risposto mi ha detto che c’era bisogno di persone alla sede di Gallarate, e ci sono andata. Ho lavorato come volontaria per un annetto, ma poi il responsabile di sede mi ha detto che avevano apprezzato il mio impegno e i miei atteggiamenti e che, se accettavo, avevano piacere ad assumermi. Ed oggi, dopo aver ottenuto nel 2011 anche l’attestato di OSA per le Dipendenze con l’Istituto Cortivo, sono ancora là".

Come ti trovi?

"Molto bene, mi occupo della cura della casa e delle persone, mi piace perché posso muovermi un po’ come una mamma, organizzo le pulizie, la cucina e tutto quanto serve a far andare bene le cose. Attualmente accogliamo sino ad un massimo di diciassette utenti, non solo tossicodipendenti, ma anche ex carcerati, malati psichiatrici, emarginati, homeless, ecc.".

Devi averne viste di tutti i colori…

"Sì, ma in gran parte ho visto dei bei colori, ho imparato tanto da loro, molti hanno talento artistico ed ognuno ha in sé un valore, delle caratteristiche positive. Sono solo deboli, e noi facciamo del nostro meglio per rafforzarli".

Ovvero?

"Il nostro compito è di promuovere il loro reinserimento sia sociale che lavorativo. A questo scopo all’interno della sede abbiamo la cooperativa del verde, facciamo sgomberi e traslochi, in occasione dei mercatini gestiamo una bancarella del libro e provvediamo anche allo smistamento del vestiario da destinare ad associazioni come la Caritas. Sono lavori impegnativi, ma loro sentono la nostra fiducia e si danno da fare, si organizzano e prendono buone iniziative, esprimono il meglio di sé stessi e tutto questo è molto positivo".