INTERVISTA A GIANNI MAGGI

Giovanissimo, vent’anni e un diploma in scienze sociali ottenuto in un liceo di Terlizzi non lontano dalla sua Bitonto, Gianni Maggi, allievo dell’Istituto Cortivo per i corsi per Operatore Socio Assistenziale nei settori dipendenze e multiculturalità, può già vantare una serie piuttosto nutrita di attestati: uno in informatica, uno in lingua francese acquisito qualche anno fa a Nizza e uno relativo a uno stage effettuato durante il corso di studi liceali presso l’Istituto Fondazione Giovanni Paolo II di Bari.

Quest’ultima è stata un’esperienza molto forte. Era la prima volta che mi trovavo a diretto contatto con un’utenza da assistere. Si trattava in effetti di un centro di recupero per bambini e ragazzi con disagio familiare, difficoltà scolastiche e problemi di microcriminalità. Una specie di battesimo del fuoco che però sono riuscito a superare rafforzando ancor più la mia volontà di agire nel sociale.

Come e quando hai conosciuto l’Istituto Cortivo?

L’ho incontrato per caso, durante una ricerca generica su Internet. Ho visto che le materie trattate erano simili a quelle che già avevo studiato al liceo, ma la cosa che mi ha colpito di più era l’aspetto operativo, il tirocinio, i seminari di aggiornamento, i corsi di Impresa Sociale. Ho sentito subito che poteva essere l’occasione giusta per rafforzare la mia formazione con nuove conoscenze teoriche ma soprattutto potenziando il bagaglio delle mie esperienze pratiche, che in ultima analisi ritengo le più importanti per poter dare il meglio di me stesso nell’attività di assistenza.

E come sta andando?

Bene, ho già dato otto esami e, se tutto va per il meglio, dovrei finirli entro l’ottobre prossimo. Poi il tirocinio o, meglio, i tirocini, e attorno a marzo del 2010 dovrei conseguire gli attestati OSA nei settori della multiculturalità e delle dipendenze.

Come mai hai scelto queste due specializzazioni?

Perché ritengo che entrambe rispondano alle esigenze di due emergenze sociali in forte crescita. Le droghe sono sempre più diffuse e gli arrivi in Italia e anche qui in Puglia di persone provenienti da altre culture sono in continuo aumento. Per questo credo che nel futuro ci sarà sempre più bisogno di professionisti preparati a gestire queste situazioni. Sono due settori difficili, lo so, ma mi è sempre piaciuto poter aiutare gli altri e voglio impegnarmi per poterlo fare davvero bene.

Sappiamo che hai partecipato al recente seminario del dott. Attilio Piazza. Che impressione ti ha fatto?

È stato molto bello, per i contenuti e per l’atmosfera. Mi sono sentito parte di una famiglia. Non c’erano, a differenza di altri contesti in cui mi sono trovato, quelle differenze tra chi è del nord o del sud Italia… potevo dire la mia senza problemi. Sono stato ben accolto, ho preso contatti con altri partecipanti, ci sentiamo spesso attraverso le chat su Internet. Ho scoperto un mondo a mia misura, piacevole e tranquillo ma anche molto positivo e pieno di voglia di fare, di crescere insieme. Ero un po’ preoccupato prima di venire: mio padre ha voluto accompagnarmi in questa prima uscita dalla regione, ma le prossime volte verrò da solo…

E tuo padre come si è trovato?

Beh, nonostante la sua formazione sia di tipo industriale e quindi molto lontana dal sociale, devo dire che mano a mano ha cominciato a interessarsi delle cose di cui si parlava. Alla fine era contento di essere venuto e anch’io ero felice, per me e per lui.