INTERVISTA AD ANTONELLA GRANDI

Ha la vitalità di una ragazzina Antonella Grandi di Imperia, animatrice di professione e per vocazione, con un attestato di Operatore Socio Assistenziale per anziani conseguito lo scorso marzo con l’Istituto Cortivo.”.

È stata una bella impresa riprendere gli studi. Erano infatti trascorsi più di trent’anni da quando mi ero seduta per l’ultima volta dietro a un bancon di scuola. È stata una sfida, molto stimolante e gratificante.

Cosa ti ha spinto a iscriverti all’Istituto Cortivo?

La voglia di approfondire le mie conoscenze. Nella vita ho svolto molti lavori, anche come commessa in un negozio di ottica. Poi per anni ho collaborato con una agenzia di viaggia specializzata in soggiorni per anziani. Ho iniziato così la mia carriera di animatrice, con gruppi di persone non più giovanissime ma con una gran voglia di divertirsi.

Che genere di intrattenimenti organizzi?

Un po’ di tutto, la fantasia non mi manca e l’entusiasmo neppure. Ad andare per la maggiore sono i tornei di carte o di bocce sulla spiaggia ma anche i giochi di gruppo e di memoria, le escursioni alla scoperta del territorio, le feste danzanti, le cantate, le chiacchiere, queste ultime importantissime per conoscersi e comunicare.

Il tuo non è un lavoro fisso. Diciamo che è più stagionale e saltuario…

Sì, ma non mi lamento. In fondo, ho sempre lavorato. Non nascondo che sto cercando un’occupazione più stabile ma sempre nel campo dell’animazione. Al lavoro di sola assistenza, infatti, preferisco abbinare la dimensione del gioco.

Hai trovato un buon partner nell’Istituto Cortivo?

Ottimo. Ho potuto approfondire tematiche che non conoscevo dal punto di vista teorico, soprattutto quelle che riguardano la psicologia, il primo soccorso… Un momento davvero importante è stato quello del tirocinio, che ho svolto nel paese di Apricale, in una struttura che ospitava venti anziani affetti da demenza senile. Era la prima volta che mi confrontavo con persone non completamente autosufficienti. Qui l’obiettivo non era solo far divertire, bensì instaurare con i pazienti anche una pur minima forma di comunicazione. Bisognava osservarli, informarsi delle loro storie e poi provare: ricordo un nonnino assolutamente muto e assente. Quando intonai una canzone dei suoi tempi sembrò risvegliarsi dall’apatia e cominciò a cantare con trasporto… Si ricordava perfettamente tutte le parole! È stato davvero emozionante.

Ci hai raccontato che ti occupi di anziani anche come volontaria. Cosa ti attrae di loro?

Non saprei… È che mi sembra di sentire cosa provano. A loro mi lega una forte empatia e anche la curiosità di conoscere le loro storie, che sono tutte particolari e tutte diverse. Gli anziani hanno voglia di parlare, di raccontare. Raccontando, danno un senso alla loro vita, e un po’ anche alla nostra.

Quali sono le doti che ti aiutano nel tuo lavoro di animatrice?

Senza dubbio la pazienza e poi la capacità di ascolto. Non un ascoltare fine a se stesso bensì ricco di vero interesse. Le persone sentono se c’è vero interesse nei loro confronti e allora si aprono e si lasciano andare.

Hai anche partecipato al seminario di aggiornamento dell’Istituto Cortivo che aveva come tema centrale proprio l’animazione.

È stato fantastico. Ho acquisito un sacco di nuove idee e tecniche. Alcune le ho anche applicate. Ho infatti seguito il suggerimento di lavorare con gli oggetti della memoria. Ho raccolto le cartoline vecchie di luoghi e città e utilizzato le mappe geografiche: gli anziani ne sono stati entusiasti, ognuno aveva qualcosa da ricordare, aneddoti personali, storie di paese… È stato molto bello.