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Intervista a William Rondoni

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Assistente agli anziani con attestato dell’Istituto Cortivo, William Rondoni di Guidonia in provincia di Roma ha raggiunto a 47 anni il suo obiettivo: un’occupazione che gli consente di realizzarsi professionalmente grazie a un lavoro gratificante e utile agli altri.

“Nella mia vita ho svolto tantissimi lavori. Dopo il diploma di ragioneria mi sono specializzato come programmatore e ho lavorato all’estero con questa qualifica presso un ufficio legale per il consolato italiano. Un’attività soddisfacente, peccato che i pagamenti fossero molto irregolari… Sono tornato in Italia e ho fatto un po’ di tutto: ho aperto una mia attività che poi ho chiuso per vari problemi, mi sono dedicato a mio padre che nel frattempo si era ammalato, mi sono sposato e sono arrivati due figli. Il precariato è durato a lungo sino a quando sono stato assunto da una cooperativa di trasporti: consegnavo generi alimentari. Non era male, lo stipendio era sicuro, ma la schiena mi ha remato contro: una patologia piuttosto seria alla colonna vertebrale mi ha costretto, nel 2013, a lasciare il lavoro e a cercare nuove possibilità”.

E ti sei iscritto all’Istituto Cortivo.

“A dir la verità mi ero già iscritto: me ne aveva parlato molto bene un mio collega e, incuriosito, ho deciso di mettermi a studiare qualcosa di nuovo che mi sembrava interessante. Io sono fatto così, mi piace sempre mettermi alla prova con cose che non conosco…”.

Come definiresti la tua esperienza formativa?

“Decisamente ottima, al punto che la consiglierei a chiunque senta di avere una certa propensione per il lavoro di cura. Ultimamente ho convinto un’amica a seguire la mia stessa strada perché la ritengo una formazione validissima da tutti i punti di vista, anche se sono convinto che ci debbano essere delle forti motivazioni di base. L’assistenza alle persone non è un lavoro per tutti”.

A proposito di lavoro: quando è avvenuta la svolta decisiva?

“Nell’aprile del 2015. Sono stato chiamato da una cooperativa che si occupa di assistenza domiciliare per qualche sostituzione nei mesi estivi. Ho accettato, era meglio di niente… Invece, proprio in quel periodo, l’ASL di Guidonia ha deciso di estendere su larga scala il suo piano di assistenza domiciliare e così, dopo meno di un mese dal colloquio, sono stato assunto a tempo pieno. L’Italian Hospital Group in collaborazione con l’Asl di Guidonia provvede alla creazione di una rete integrata di servizi socio-assistenziali dedicati ai pazienti affetti dal Morbo di Alzheimer con capacità cognitive e funzionali ancora non del tutto compromesse. È un lavoro a domicilio ma svolto in équipe con altri attori della cura: psicologo, assistente sociale, terapista occupazionale, fisioterapista, ecc. Tutte le prestazioni sono erogate in base a un Piano di Assistenza Individuale”.

In pratica di cosa ti occupi?

“Oltre che della cura alla persona, dedico parte del tempo lavorativo alla riabilitazione cognitiva e al mantenimento delle relazioni sociali: insieme con il paziente facciamo piccoli esercizi matematici oppure di stimolazione delle competenze spazio-temporali. Ma non solo: insieme dialoghiamo, scherziamo o usciamo, magari per fare una chiacchierata con qualcuno e mantenere vivo il legame con le persone, e, non ultimo apporto sollievo dal carico di caregiver alle famiglie”.

Risultati?

“Fantastici. I pazienti che seguo sono migliorati dal punto di vista sociale, e addirittura uno di loro ha migliorato il proprio “mini mental state” da 14 a 26. Si è potuto constatare che, grazie alla riabilitazione individuale, la malattia evolve molto più lentamente consentendo alla persona e ai propri familiari di mantenere una migliore qualità della vita”.