INTERVISTA A SIMONA PATERNOSTER

Sono molto soddisfatta del mio lavoro. E questo nonostante la fatica e i turni che spesso mi tengono lontana dalla mia famiglia e dai miei due bambini anche il fine settimana.

È proprio convinta Simona Paternoster di Caronno Pertusella (VA), Operatore Socio Assistenziale per anziani sin dal 2000 grazie alla sua partecipazione al corso di formazione dell’Istituto Cortivo.

A dire il vero di attestati ne ho conseguiti due, uno anche per il settore infanzia.

Come mai hai scelto questo percorso professionale?

Dopo la maturità scientifica mi ero iscritta a Giurisprudenza: inseguivo gli ideali della giustizia e del servizio al prossimo. Purtroppo, per motivi familiari, ho dovuto abbandonare gli studi. Poi, dopo aver incontrato sulle pagine di un giornale la proposta dell’Istituto Cortivo, ho pensato che poteva essere una valida alternativa all’università, una scelta comunque in sintonia con il mio desiderio di essere utile agli altri.

La consideri un’esperienza positiva?

Sì, senza dubbio. I docenti erano sempre gentili e disponibili e il materiale didattico era di ottima qualità. Il tirocinio, poi, non solo mi è stato utilissimo dal punto di vista della formazione, ma mi ha anche aperto le porte del mondo del lavoro. Pensi: ho finito il corso per anziani a febbraio e a giugno sono stata assunta dall’Istituto Figlie Santa Maria della Provvidenza Casa S. Agnese di Saronno, struttura che ospita donne anziane in cui avevo prestato servizio come tirocinante.

Sono trascorsi otto anni da allora. Quali considerazioni ti senti di fare sul tuo lavoro?

Lo ammetto, a volte le giornate sono pesanti, e non tanto per la stanchezza fisica quanto per l’impegno dal punto di vista mentale. Le persone che seguiamo hanno ognuna la loro storia, un proprio modo di essere… Comunque l’ambiente è molto piacevole, per nulla deprimente, e i rapporti con le colleghe e l’équipe sono decisamente buoni. Ci sentiamo una famiglia.

Di quante persone ti occupi?

Attualmente, insieme ad altre quattro operatrici, seguo 28 persone anziane non autosufficienti, alcune anche centenarie. Hanno bisogno di cure e sostegno nelle funzioni fondamentali ma in generale si gestiscono abbastanza bene. Con loro abbiamo un rapporto molto confidenziale, fatto anche di momenti di allegria.

Con tutta probabilità la morte delle ospiti è un evento purtroppo frequente nella vostra comunità. Come viene vissuta?

Paradossalmente è più difficile da affrontare per noi che ci lavoriamo: ci affezioniamo alle persone e quando a volte, tornando al lavoro, troviamo una stanza vuota con il letto rifatto, proviamo un sentimento di vero dolore, un senso di mancanza… Le nostre vecchiette invece vivono la morte, almeno in apparenza, con più leggerezza, a volte ci scherzano su. Ma sono anche tenere quando, in alcune circostanze, ricordano qualche aneddoto sulle amiche scomparse. Forse temono di più il dolore fisico, spesso si augurano di andarsene nel sonno, senza soffrire e senza accorgersene…

Che doti servono per fare bene il tuo lavoro?

Anzitutto una grande disponibilità psicologica. Bisogna essere molto convinti di ciò che si sta facendo e non bisogna avere paura di essere coinvolti in un circolo continuo di emozioni e sentimenti che diventa parte integrante della propria vita.

Come trascorre il tempo in una casa per signore anziane?

Più o meno con i ritmi di una casa qualsiasi. C’è anche l’animazione, con attività di vario genere. Vengono organizzate feste, giochi, momenti di socialità e di grande partecipazione. Per le vecchiette non autosufficienti le animatrici svolgono invece le attività nelle stanze. Cose molto semplici: due chiacchiere, la lettura del giornale o di un libro, l’ascolto…

Lo cambieresti il tuo lavoro visto che possiedi anche un attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia?

Dovrebbe proprio capitarmi un’occasione d’oro… No, per il momento sono contenta di ciò che faccio, non sento la necessità di cambiare.