INTERVISTA A SILVIA BARTELLONE

"Da ragazza lavoravo a Pavia, la mia città, come impiegata. Poi, dopo il matrimonio e il trasferimento in provincia di Alessandria dove lavorava mio marito, mi sono dedicata per anni alla famiglia e ai figli. Non solo, mi sono occupata a lungo anche dei miei suoceri, entrambi affetti da Alzheimer. Mia suocera non c’è più; è rimasto il nonno che accudiamo a turno io, mio marito e i nostri figli".

A raccontarci in sintesi la sua storia è Silvia Bartellone, oggi Operatrice Socio Assistenziale per anziani con attestato conseguito presso l’Istituto Cortivo.

"Sono stata assunta dalla Cooperativa Punto Service per lavorare nella stessa struttura residenziale per anziani di Alessandria dove ho svolto il tirocinio. Mi hanno chiamata per un colloquio dopo appena una settimana dalla fine del mio tirocinio e mi hanno proposto un’assunzione a tempo determinato, prima per sostituire personale in ferie poi per sostituire un’operatrice in maternità. Alla fine sono stata assunta a tempo indeterminato e oggi lavoro in un reparto che ospita 34 anziani, in gran parte semi-autosufficienti. Di loro mi è particolarmente cara una signora di 102 anni, lucidissima, simpatica, sulla sedia a rotelle. Viene spesso a trovarla il figlio, un arzillo ottantenne…".

Cosa ti ha spinto a iscriverti all’Istituto Cortivo?

"Il desiderio di fare qualcosa di interessante. I figli erano cresciuti, mia suocera se n’era andata e il carico familiare era notevolmente diminuito. Non sono una che trova grande gratificazione nel lavoro domestico, cercavo qualcosa di interessante, che mi piacesse fare… È stata mia figlia a ventilarmi l’idea di una formazione come operatrice nel campo dell’assistenza. Lei è infermiera professionale ed era fortemente convinta che ce la potessi fare. Io ero più titubante… Poi ha fatto tutto lei: ha cercato su internet, ha valutato la proposta dell’Istituto Cortivo, telefonato e fissato il colloquio con l’informatore".

E tu non ti sei tirata indietro…

"Agli inizi ho preso la cosa con leggerezza, non credendoci più di tanto, e invece, eccomi qui, con un lavoro che mi piace e che non avrei mai pensato di trovare, soprattutto alla mia età".

Come è andata con l’Istituto Cortivo?

"Rimettermi sui libri dopo tanti anni non è stato facile. Ricordo che quando andavo a fare gli esami dicevo a mia figlia ‘Che figura farò con i professori’ e poi tornavo a casa con un 50, un 52… Una bella soddisfazione".

Il lavoro ti piace?

"Molto, anche se le mansioni non sono una passeggiata. In cambio, però, c’è la gratitudine delle persone, la loro dolcezza, la relazione che instauro con loro. Gli anziani mi vogliono bene, a volte mi trattano come se fossi una bambina, mi regalano le caramelle… Anche i colleghi mi piacciono, si è creata una bella atmosfera tra di noi, fatta di serenità e solidarietà reciproca".

Avevi già una buona esperienza con gli anziani…

"Accudire i genitori di mio marito a casa era tutta un’altra cosa e l’Alzheimer non è una patologia facile. Mio suocero vive nella casa accanto e siamo in cinque a seguirlo. Abbiamo provato a metterlo in una RSA ma per lui, abituato alla vita di campagna, era insopportabile stare rinchiuso. Qui abbiamo un giardino dove lui può stare all’aperto…".

La tua famiglia, abituata a vederti per anni sempre a casa, cosa dice del tuo nuovo lavoro?

"Sono contenti perché mi vedono soddisfatta, realizzata".