INTERVISTA A PAOLO COLA

Nel sociale dal 1988, Paolo Cola di Tivoli (RM) si è formato come Operatore Socio Assistenziale per anziani presso l’Istituto Cortivo nel 2001. Sposato, due bambini, una formazione in corso come Operatore Socio Assistenziale per disabili, è orgoglioso della sua attività di assistenza ai pazienti malati di Alzheimer.

Un lavoro dove servono conoscenze specifiche ma anche molta pazienza e una buona dose di inventiva, da non confondere con l’improvvisazione. Attualmente opero in una struttura residenziale ma, per anni, ho prestato servizio a domicilio.

Hai ottenuto l’attestato di Operatore Socio Assistenziale dell’Istituto Cortivo nel 2001. Cosa ti ha spinto a questa decisione?

Da anni lavoravo come ausiliario presso l’Istituto Divina Provvidenza, specializzato nell’assistenza ai malati psichiatrici. Mi occupavo di pulizie e ddi servizio alberghiero, dal riassetto degli ambienti di vita alle varie mansioni legate alle attività di mensa. Nonostante il mio ruolo, avevo contatti con i pazienti e così ho potuto maturare una certa esperienza nel settore. Mi mancava però una formazione specifica che mi permettesse di lavorare a pieno titolo nel settore dell’assistenza alla persona. Ho saputo dell’Istituto Cortivo e mi sono iscritto…

A distanza di sei anni dall’attestato, cosa ne pensi della tua decisione?

Ha indubbiamente cambiato la mia posizione nel mondo del sociale. Oggi sono un Operatore Socio Assistenziale a tutti gli effetti. Devo ringraziare l’Istituto Cortivo che mi ha formato nel vero senso della parola. Il corso è organizzato molto bene e garantisce le basi necessarie per svolgere al meglio il lavoro: psicologia, cultura generale, persino economia domestica, che mi è stata fondamentale quando lavoravo a domicilio… E poi la sociologia, che mi ha insegnato cosa significa progettare un intervento in sintonia con il contesto in cui vive il paziente. Insomma, la teoria è fondamentale per riuscire a programmare, a pianificare, in ultima sostanza a dare il meglio al paziente. La giornata al fianco di un malato di Alzheimer è infinita ma se si prendono contatti con i vicini di casa, la parrocchia, il medico di base e con altri attori della rete allora è possibile organizzare momenti significativi: la tazza di caffè con l’amica del cuore, una passeggiata al bar parrocchiale, ecc.

Si sente che hai molta esperienza in questa patologia così particolare…

Sì, la conosco bene. Non esistono farmaci che la possano guarire. L’unica vera terapia dell’Alzheimer è in ultima sostanza l’assistenza, ma deve essere veramente di qualità. Io lavoro molto sulle capacità residue e intervengo anche in base alla storia personale del paziente. Se una persona nella sua vita ha fatto il muratore, organizzerò attività manuali secondo le sue competenze, come ad esempio costruire una casa di cartone. Sembra incredibile, magari non si ricordano i nomi delle persone più care, ma le loro abilità in qualche modo rimangono intatte…

Ora dove stai lavorando?

In una struttura residenziale per anziani malati di Alzheimer. Un lavoro che ho trovato proprio perché la Direzione ha riconosciuto la validità della mia formazione con l’Istituto Cortivo. Sa cosa mi è rimasto di quell’esperienza di studio? Il desiderio di continuare a leggere, informarmi, aggiornarmi, di aprire continuamente nuove porte nel sapere.

Progetti per il futuro?

Il lavoro che sto facendo mi piace, quindi vorrei proseguire su questa strada. Uno degli obiettivi è terminare il corso di formazione come OSA per i disabili, sempre con l’Istituto Cortivo. Non sarà facile perchè faccio fatica a trovare il tempo per il tirocinio. Intanto studio e imparo cose nuove e questo, come ho già detto, per me è molto importante.