INTERVISTA A MICHELA NAGY

Michela Nagy è una donna veneta di quarantanove anni. La sua residenza e suo figlio sono ad Arnesano in provincia di Lecce ma il suo lavoro è a Bari, dove trascorre tutta la settimana prima di fare ritorno a casa il sabato e la domenica. Michele svolge un lavoro di grande responsabilità: è coordinatrice delle opere di pulizia e sanificazione dell’intero Policlinico barese.

Coordino il lavoro di 280 persone che operano in una struttura ormai obsoleta per il 75%. L’unica parte completamente rinnovata è la Divisione Asclepius, il resto ci costringe a interventi di continua emergenza. Ma è un lavoro che mi piace perché mi consente di esprimere al massimo le mie capacità sia organizzative che di soluzione dei problemi. Praticamente trascorro il mio tempo tra le corsie dalle cinque del mattino alle dieci di sera. L’Ospedale è la mia casa e qui ne ho viste di tutti i colori. Quando penso a come svolgere le mansioni di pulizia metto sempre al centro i pazienti, le loro esigenze a partire dalla pulizia delle camere alla completa sterilizzazione delle sale operatorie…

Non deve essere facile coordinare il lavoro di così tante persone.

Per nulla. Anche perché non è facile motivare chi considera il lavoro di pulizie come un’occupazione umiliante. Uno dei miei compiti è proprio questo: far capire l’importanza del nostro lavoro… Insomma, in un ospedale la pulizia è un fattore basilare per garantire pienamente il diritto alla salute. Non ci sono deroghe, questo è un ambito dove il lavoro non può essere svolto con pressapochismo. Dalle mie squadre pretendo il massimo e, per fortuna, c’è chi comincia a sentirsi fiero del proprio ruolo e del lavoro ben fatto!

E in tutto questo come si inserisce la tua iscrizione al corso di Operatore Socio Assistenziale per anziani dell’Istituto Cortivo?

È una decisione presa in un momento di crisi del lavoro, avvenuto lo scorso anno quando l’azienda per la quale lavoravo ha ceduto l’appalto a un’altra impresa. Temevo di perdere il lavoro e invece è arrivato uno scatto di carriera… Comunque, anche se con i miei tempi, ho tutta l’intenzione di portare a termine la formazione. La scelta di formarmi come OSA per anziani dipende anche dal fatto che ho un rapporto quotidiano con chi, non più giovanissimo, vive il dramma dell’ospedalizzazione, una condizione difficile soprattutto per chi è solo, senza nessuno che lo possa rassicurare e occuparsi di tutte quelle piccole cose che rendono più vivibile l’ospedale. La mia esperienza di corsia mi ha fatto notare che manca un operatore specifico per gli anziani ospedalizzati, qualcuno che si prenda cura di loro non solo sotto l’aspetto sanitario.

Non ci sono nemmeno i volontari?

Pochissimi. E lo dico io che faccio la volontaria in ogni mio momento libero. Con i bambini, però, e sempre con un gran naso rosso in mezzo al viso…

Clown Therapy?

Già, anche se credo che agli anziani non basti qualcuno capace di far sorridere. Avrebbero bisogno di una parola amica, di una persona che li sappia ascoltare, che si preoccupi di telefonare al figlio emigrato in Germania o, semplicemente, che sintonizzi la TV sul loro canale preferito.

Con la formazione dell’Istituto Cortivo intendi tenere una porta aperta sul tuo futuro?

Perché no? Magari tra qualche anno potrei tornare nel Veneto dove ancora vivono i miei genitori e dedicarmi a una nuova attività. Esperienza ed energie non mi mancano davvero!