INTERVISTA A LUCIA BENESPERI

Un passato da imprenditrice e un presente da Operatrice Socio Assistenziale in una Casa di Riposo, ruolo, quest’ultimo, che per Lucia Benesperi di Prato, ex allieva dell’Istituto Cortivo con attestato conseguito nel 2009, è fonte di grande soddisfazione.

"Sono stata titolare di un laboratorio di confezioni per 21 anni. Poi, quando è iniziata la crisi del tessile, ho preferito chiudere e avviare un bar con mia sorella, un’attività massacrante, che mi vedeva al lavoro anche per 12 ore al giorno, cosa che non faceva per me…".

E quindi?

"Mi sono presa un anno sabbatico e così, guardandomi dentro, mi sono detta: perché non trovarmi un lavoro nel sociale? Mi stuzzicava l’idea di fare qualcosa per gli anziani, ma, se mi chiedete da dove è arrivata questa ispirazione, non so darvi una risposta… forse è stato semplicemente l’istinto. Sono una donna determinata e, per dare concretezza alle mie intenzioni, ho deciso di professionalizzarmi. È bastato un clic su internet per scoprire l’Istituto Cortivo e le sue proposte: facevano proprio al caso mio".

In che senso?

"Potevo studiare, ma senza l’impegno di una frequenza obbligatoria e, soprattutto, il corso mi dava una formazione proprio nel campo che avevo scelto, quello della terza età".

È stato difficile riprendere gli studi?

"No, anzi, il percorso formativo è organizzato per un apprendimento rapido e funzionale. L’esperienza più forte è stata naturalmente il tirocinio, che ho svolto presso una RSA di San Mauro a Signa, un ambiente molto stimolante, con persone favolose; ricordo in particolare l’operatrice Antonella, che mi ha insegnato come svolgere bene e con passione questo lavoro".

Come è andata dopo il conseguimento dell’attestato?

"Ho spedito in giro il mio curriculum e dopo nemmeno due mesi sono stata assunta a tempo indeterminato presso la RSA San Giuseppe di Calenzano, una struttura gestita da religiose. Mi è stato detto che la scelta di assumermi è stata determinata dalla mia energia… La coordinatrice racconta di essere stata colpita dal mio modo di fare, dalla forte convinzione che trasmettevo nel voler svolgere proprio questo genere di lavoro. Non è cosa da tutti, ci vuole una certa vocazione".

Che tu hai scoperto in età matura…

"Proprio così. Dopo aver lasciato il bar avevo pensato di ricollocarmi nel mondo del tessile, visto che ho un diploma da modellista. Esperienza non me ne mancava, ma, pensandoci bene, ho capito che non ne avevo per nulla voglia. Era un capitolo chiuso… Con l’attestato dell’Istituto Cortivo se n’è aperto un altro. Credo che la voglia di occuparsi del prossimo sia un po’ nel DNA della mia famiglia, non a caso anche le mie figlie hanno scelto una professione nel campo della medicina e della cura".

Qual è l’aspetto della tua professione che ti piace di più?

"Quello della relazione umana e affettiva, sia con le mie colleghe che con i nonni. Il contatto quotidiano con gli anziani si trasforma in un legame affettivo forte e non nascondo che quando qualcuno di loro, e succede spesso, se ne va per malattia o semplicemente per vecchiaia, è un dolore che si rinnova, una vera e propria perdita. Ma mi sento privilegiata a lavorare con loro. Mi basta un loro sorriso di gratitudine per sentirmi felice. È un lavoro faticoso, non lo nego, ma estremamente appassionante, che coinvolge e scalda il cuore".