INTERVISTA A GIOVANNA RICCARDI

La voce al telefono di Giovanna Riccardi è giovane e squillante e trasmette tutta l’energia di una ragazza di 26 anni. “Come va, stai lavorando?”, le chiedo basandomi sulle informazioni che avevo e che la davano in possesso di due attestati di Operatore Socio Assistenziale conseguiti con l’Istituto Cortivo e al lavoro in una casa di riposo per anziani a Verucchio, in provincia di Rimini. La risposta mi lascia un po’ sconcertata…

Purtroppo no. Ho dovuto lasciare a maggio a causa di un mal di schiena a dir poco invalidante. Sto ancora seguendo una terapia riabilitativa ma i medici sono stati categorici: niente sforzi. E, si sa, con i vecchietti non autosufficienti, ci vogliono proprio buone braccia e schiene resistenti.

Mi dispiace molto. Per fortuna il tuo tono di voce è positivo. Mi pare di capire che non ti sei lasciata abbattere dalle circostanze…

Lasciare la casa di riposo, i miei assistiti e i colleghi di lavoro mi è dispiaciuto moltissimo ma non era possibile fare altrimenti. Comunque sono fiduciosa, grazie all’Istituto Cortivo, infatti, posso cercare lavoro anche nel settore infanzia.

Quando hai conseguito gli attestati e come mai hai scelto questo percorso professionale?

Sono diventata Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia nel 2005 e per anziani nel 2006. A convincermi ad iscrivermi è stata una mia amica, già allieva dell’Istituto Cortivo presso il Centro Didattico di Foggia. Mi ha parlato dei corsi, delle opportunità lavorative e così ho deciso. Anche perché nel mio paese, in provincia di Benevento, non c’erano proprio occasioni di lavoro. Avevo anche deciso di prendermi l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per disabili ma, a causa dell’assunzione quasi immediata al termine del tirocinio, ho dovuto rinunciare.

Quindi la scelta di iscriverti all’Istituto Cortivo è stata soddisfacente…

Sì, sotto tutti i punti di vista: per la qualità e la chiarezza del materiale di studio, per la gentilezza e la professionalità dei docenti e per l’opportunità di fare esperienza che mi è stata offerta dai tirocini, entrambi svolti a Rimini.

Come mai a Rimini?

Perché nel mio paese e nei dintorni ho avuto qualche difficoltà a trovare strutture che accettassero tirocinanti, e visto che mia sorella vive a Rimini ho deciso di trasferirmi.

E a Rimini sei rimasta…

Diciamo che ho svolto così bene i miei compiti di tirocinante che la casa di riposo ha deciso di assumermi. Ho presentato la relazione finale in aprile e a giugno stavo già lavorando. È stata una magnifica esperienza: la struttura era bella e ben organizzata. C’era un buon feeling sia con gli ospiti che con i colleghi, tutti giovani come me e con una grande voglia di fare. I vecchietti, anche se quasi tutti non autosufficienti, a volte smemorati, erano tutti simpatici. Gente schietta, romagnola, sempre pronta alla battuta e al sorriso. Mi mancano tutti e, spesso, vado a trovarli.

Cosa pensi di fare una volta riacquistata la forma fisica?

Senza dubbio rivolgerò la mia attenzione al mondo dell’infanzia. I bambini mi piacciono molto e sono anche più a portata della mia schiena… Inizierò a breve a spedire il mio curriculum in giro. A Rimini e nell’hinterland le strutture non mancano e sono sicura che qualcosa da fare lo troverò.

Hai mai pensato di aprire qualcosa di tuo? Una ludoteca, un nido…

Mi piacerebbe, ma solo se potessi farlo al mio paese. Un’utopia, purtroppo. Comunque a Rimini mi trovo bene, ho un sacco di amici e per il momento il mio futuro lo vedo qui, in Romagna.