INTERVISTA A EMANUELA PATELLA

L’accento toscano di Emanuela Patella inganna: sembra nata e cresciuta a Pontedera, in provincia di Pisa, dove vive e lavora da dieci anni, ma la regione da cui proviene è la Puglia.

“La mia famiglia abita ancora nel Foggiano, terra dove sono cresciuta e ho concluso le scuole superiori: un diploma di maturità classica seguito da due anni di Giurisprudenza. Non due anni a vuoto, ho dato un sacco di esami e con buoni voti…”.

E come mai hai abbandonato?

“Non mi piaceva. Il mio sogno era di diventare medico, ma a Foggia, a quel tempo, non c’era la Facoltà di Medicina e di trasferirsi altrove per l’Università non se ne parlava proprio. Mio padre non era d’accordo”.

Due anni a Giurisprudenza, e poi?

“Poi mi sono iscritta all’Istituto Cortivo. Mi sembrava una buona alternativa per soddisfare il desiderio mai sopito di prendermi cura degli altri. Ho dato praticamente tutti gli esami e poi, assecondando una voglia di autonomia che sentivo sempre più pressante, a 22 anni ho lasciato la famiglia e mi sono trasferita in Toscana. Pur di essere indipendente, agli inizi ho accettato qualsiasi lavoro. Mi sono affidata alle agenzie interinali e mi sono trovata a fare di tutto, operaia in una pasticceria industriale, trimestrale alla Piaggio, cameriera e aiuto cuoco in un ristorante, tutti lavori molto faticosi, ma che non mi sono mai pesati perché penso che la libertà non abbia prezzo”.

Quando hai deciso di riprendere con l’Istituto Cortivo?

“Quando non mi è stato rinnovato l’ultimo contratto di lavoro. Colpa della crisi… Ma non mi sono persa d’animo, ho pensato che potevo approfittare del tempo libero per concludere la formazione come Operatrice Socio Assistenziale per gli anziani“.

Come è andata?

“Molto bene. Ho svolto il tirocinio presso una RSA e, a un mese dalla conclusione, sono stata chiamata per le sostituzioni. Il contratto è a tempo determinato, ma per ora mi è sempre stato rinnovato”.

Racconta nei dettagli…

“Eravamo in sei tirocinanti ma siamo state richiamate solo in due. Merito della nostra preparazione. Ho potuto verificare sul campo: a me l’Istituto Cortivo chiedeva una relazione finale di 50 pagine, alle altre ragazze le scuole di formazione avevano invece chiesto solo cinque paginette… Una bella differenza che, al momento dell’assunzione, è stata determinante”.

Sei soddisfatta del tuo lavoro?

“Sì, anche se agli inizi l’impatto è stato piuttosto forte: gli anziani della Residenza sono in tutto una quarantina e solo cinque sono autosufficienti. Mi spaventavano la fatica fisica, il contatto con la sofferenza… E invece ora sono contenta. I miei vecchietti sono deliziosi: gentili, delicati, ringraziano sempre… Mi fanno sentire importante, indispensabile. E poi, anche sul piano della relazione, danno moltissimo: hanno un sacco di esperienza e amano raccontare le loro storie di vita. La parte più difficile è dover convivere con la necessità del distacco, con la presenza della morte… Bisogna imparare a gestire gli affetti, ad affezionarsi nella giusta misura. Comunque sono soddisfatta: lavorare con le persone, anche se richiede più responsabilità, ti arricchisce umanamente e interiormente. Non ci sono paragoni con il lavoro in fabbrica”.