INTERVISTA A DEBORA ZINATO

"Sono approdata al sociale per via di un’esperienza di cura e assistenza in ambito familiare – racconta Debora Zinato di Mestrino in provincia di Padova – un periodo che ha travolto la mia vita di giovane donna soddisfatta del suo lavoro. Non ho potuto né voluto sottrarmi alle mie responsabilità di figlia unica e, se tornassi indietro, rifarei tutto ciò che ho fatto. Assistere i miei familiari mi ha insegnato molto, mi ha fortificata e, soprattutto, ha rivelato alcune doti di me stessa che non conoscevo e che mi hanno spinta a cercare nuovi orizzonti professionali".

Chi era la Debora di "prima”?

"Una ragazza laureata in discipline letterarie con un lavoro interessante nel settore amministrativo. Mi sentivo gratificata ma, oggi, lo sono ancora di più".

Raccontaci delle tue scelte…

"Dopo il periodo di totalizzante dedizione alla famiglia, mi sono trovata a dover ricominciare tutto dall’inizio. Cercavo un’occupazione adatta alla nuova Debora, più consapevole e desiderosa di esprimersi in un ambito dove la relazione umana viene prima di tutto. Su internet ho trovato l’Istituto Cortivo. Ho scelto come prima specializzazione quella di OSA per le Dipendenze di cui ho conseguito l’attestato nell’Ottobre del 2011. A Maggio 2012 ho concluso anche il corso di Operatore Socio Assistenziale per Anziani e ora sto preparando come terza specializzazione quella per diventare Operatore Socio Sanitario".

Hai trovato la tua strada, quindi.

"Sì, anche perché con l’Istituto Cortivo è andato tutto bene. La preparazione è buona e la cosa che ho apprezzato di più è la perfetta rispondenza tra la parte teorica e quella pratica: tutto ciò che si studia è semplice, chiaro e subito spendibile nei luoghi di lavoro".

Da circa un anno lavori per la Cooperativa S.B.Family Cares S.C.A.R.L. Di cosa si occupa e quali sono le tue mansioni?

"La Cooperativa fornisce un’ampia gamma di servizi alla persona sia in regime domiciliare che nei luoghi di cura istituzionali come ospedali, case di riposo, centri riabilitativi, ecc. Attualmente mi occupo di quattro utenti, tre anziani e un bimbo: un paziente affetto da Parkinson, una persona affetta da demenza senile con problemi di deambulazione e un ultranovantenne che seguo a casa sua. Il bimbo, invece, ha problemi relazionali, tende a isolarsi e a non socializzare con i coetanei. Con lui ho adottato la strategia della pazienza: agli inizi gli ho chiesto quali erano i suoi giochi preferiti e poi ho iniziato a giocare con lui. Ora, lentamente, sto facendo in modo che impari anche a giocare da solo, una fase fondamentale per poter in seguito imparare a stare con gli altri. Sto già organizzando varie attività per l’estate che prevedono giochi all’aperto, in compagnia di altri bambini".

Ti piace quello che stai facendo?

"Mi diverto e sto bene. Certo, non è un lavoro che fa diventare ricchi, ma io dico che tra un lavoro noioso e molto ben retribuito e uno meno pagato, ma più gratificante sceglierei sempre e comunque il secondo".

Sappiamo che hai anche fatto l’animatrice…

"È successo la scorsa estate: ho accompagnato un gruppo di adolescenti in Irlanda ed ero fresca del Seminario dell’Istituto Cortivo proprio sull’animazione. È stata una buona esperienza e il regalo che mi hanno fatto a fine vacanza è stata una dimostrazione in più che per questo lavoro ci sono tagliata".

Qualche progetto per il futuro?

"Per ora sto bene dove sto e il mio rapporto di collaborazione con la Cooperativa ha buone possibilità di trasformarsi in qualcosa di definitivo. Un sogno però ce l’ho: mi piacerebbe aprire una struttura per bambini e ragazzi disabili e non dai 3 ai 18 anni, dove possano sperimentarsi e crescere partecipando alle attività più diverse. Un’idea ambiziosa, difficile da realizzare in momenti di crisi come questi, ma che fa comunque parte del mio orizzonte. Vuol dire che utilizzerò questo periodo per sondare il terreno e cogliere i bisogni delle famiglie. Così, se il momento arriverà, sarò pronta".