INTERVISTA A ANTONINA LA ROSA

I primi contatti con gli anziani sono stati un trauma. Erano anni che lavoravo come addetta alle pulizie alla Casa di Riposo San Rocco ma mai come responsabile della cura degli ospiti. Dopo tanta teoria ero la prima volta lì come tirocinante, faccia a faccia con gli utenti e, sin dall’inizio, mi resi conto che stavo sbagliando praticamente tutto.

La voce di Antonina La Rosa rivela ancora adesso tutta l’ansia e lo scoramento che l’avevano presa quando, dopo aver seguito il corso dell’Istituto Cortivo per la terza età, si era trovata a mettere in pratica quanto aveva imparato sui libri.

Ero convinta che gli anziani fossero come dei bambini e, d’altra parte, avevo un programma di lavoro da rispettare e non volevo mancare ai miei impegni. Per questi motivi avevo adottato una tecnica di approccio piuttosto impositiva, ma non funzionava assolutamente. Per fortuna vennero ben presto in mio aiuto la caposala e la responsabile della formazione del personale che, davvero prodighe di consigli nei miei confronti, mi suggerirono di cambiare atteggiamento e di cercare di mettere sempre al primo posto i bisogni dell’anziano.

E funzionò??

A meraviglia. Al punto che, concluso il tirocinio, decisero di assumermi come assistente per anziani. È passato quasi un anno e mezzo da quel momento ed oggi devo dire che il mio modo di fare è totalmente cambiato. Ho capito che è necessario porre molta attenzione, chiedere sempre la loro collaborazione, con un sorriso e con gentilezza. Se proprio non vogliono fare qualcosa, è meglio lasciarli in pace, magari la faranno più tardi, quando ne avranno voglia. Bisogna essere capaci di intuire lo stato d’animo della persona, che ogni giorno, ma anche ogni ora, può essere diverso. Bisogna essere creativi, parlare anche a gesti e con lo sguardo, improvvisare per convincerli senza mai costringerli a fare le cose che servono, alzarsi, mangiare, fare la doccia…

Quanti utenti segui?

Attualmente gestisco sette anziani. All’inizio ne avevo solo tre, ma poi, con l’esperienza, il numero è aumentato senza che questo incidesse sulla qualità del servizio. Adesso so che ci vuole poco per trovare la giusta armonia, ma in più è necessario conoscere le patologie di ognuno, i problemi che ci possono essere, le medicine che devono prendere.

Hai un sogno nel cassetto?

Mah, in realtà mi piace lavorare con i miei vecchietti, che io considero tutti come fossero mio nonno o mia nonna. Purtroppo, però, questo lavoro è un’assistenza verso la fine e alle volte la tristezza è tanta. Per questo vorrei provare a lavorare con i bambini che vanno verso la vita. Ma non bambini qualunque, però. Amerei lavorare con piccoli portatori di handicap, oppure disabili mentali. Anche in loro c’è sofferenza, ma con amore è possibile dargli almeno la speranza di un futuro migliore.