INTERVISTA AD ALICE BADANAI

Mi è servito davvero tantissimo il corso per Operatore Multiculturale dell’Istituto Cortivo che ho portato a termine nell’estate del 2006. Mi è stato utile in tutti i sensi: anzitutto perché mi ha dato modo di rafforzare con solidi elementi di professionalità la mia istintiva propensione a dare aiuto alle persone in difficoltà che vengono da altri Paesi, e poi perché mi ha offerto l’occasione di trovare proprio il lavoro che mi sarebbe piaciuto fare.

Così racconta Alice Badanai, residente a Gorla Maggiore in provincia di Varese. Ventisei anni, maturità classica, appena finito il corso ha inviato il suo curriculum al Comune sperando in un’assunzione.

Proprio così, sapevo che stavano selezionando operatori e ho voluto provarci. E, ne sono sicura, per il fatto di essere stata scelta devo ringraziare soprattutto il tirocinio fatto con l’Istituto Cortivo. È stata proprio questa esperienza pratica che ha convinto i selezionatori e mi ha consentito di entrare.

Entrare dove?

Nella scuola, dove sono stata assunta con il ruolo di facilitatrice linguistica per aiutare i bambini stranieri ad affrontare il primo impatto con la nostra lingua e la nostra cultura. Lavoro in una scuola materna e in un’elementare. Ho un rapporto alla pari con gli altri insegnanti e godo di un buon livello di autonomia.

Da dove vengono i piccoli?

Un po’ da tutti i Paesi. Quando sto con loro mi sembra di stare in un piccolo mappamondo: sono delle etnie più diverse, brasiliani, africani ,dei paesi dell’Est europeo ma anche del Nord Europa, centroamericani, asiatici. C’è anche una coppia di fratellini, un maschietto e una femminuccia, nati nelle isole Mauritius. Spesso, e questo è un problema, vengono inseriti nel corso dell’anno scolastico. Devono correre per recuperare, e io li aiuto a fare degli sprint difficili, impegnativi, ma quasi sempre coronati dal successo.

Quante ore lavori?

Tutti i giorni dal mattino alle 4 del pomeriggio. Nella materna seguo tredici bimbi per gruppi di età, 3, 4 e 5 anni. In prima elementare ce ne sono invece 5 in diverse classi, in seconda due bambine e in terza uno solo. Più di venti in totale. È dura ma entusiasmante, sono felicissima. Mi sveglio contenta e torno a casa soddisfatta.

Che attività fate?

Nella materna soprattutto attività ludiche, ma indirizzate ad aumentare la conoscenza di sé in rapporto con la realtà esterna. Inoltre disegniamo e frequentiamo il laboratorio linguistico. Nelle elementari invece puntiamo sulla comprensione di alcuni particolari aspetti del vivere, cose utili come cosa si mangia, cosa si beve, le diverse parti del corpo, ecc.

I bambini recepiscono bene?

Per la maggior parte sì. Sono quasi sempre un po’ chiusi all’inizio, poi decidono di mettersi in comunicazione e iniziano a parlare. Alle volte non li fermi più. Per i più resistenti conosco un solo rimedio efficace. Mettersi lì con loro e parlare, parlare, parlare, fino a quando non si riesce a smuovere qualcosa. Alle volte quando mi rispondono anche con un semplicissimo ciao mi fanno impazzire di gioia.

E con i genitori?

Con alcuni è facile rapportarsi, con altri no. Molti non capiscono l’italiano e alcuni si rifiutano addirittura di impararlo, soprattutto le donne che evidentemente non accettano di vivere in un Paese diverso. Con loro il contatto è molto impegnativo e spesso deludente. Con altri invece va benissimo, chiedono, si informano, vogliono sapere cosa fa il loro bambino. C’è una mamma in particolare che ogni pomeriggio all’uscita vuole un breve rapporto sulla giornata del suo piccolo. In questi casi è bello stare anche con i genitori, ci si sente utili due volte.