INTERVISTA AD ANDREA TOIGO

Ha scritto un nuovo libro sull’Africa Andrea Toigo che, di recente, ha conseguito con l’Istituto Cortivo l’attestato di Operatore Multiculturale. Lo scorso anno, su Incontri, avevamo già pubblicato una sua intervista nella quale ci aveva raccontato della sua esperienza con il Villaggio della Gioia e con l’associazione “I Piccoli Scalzi” (www.piccoliscalzi.com). Oggi lo risentiamo per sentire le ultime novità sulle sue esperienze di volontariato nel continente africano.

Sappiamo che nel 2011 sei stato in Tanzania. Il tuo è diventato un autentico "mal d’Africa"?

"Sì, ma non nel senso comune del termine. L’Africa ha rappresentato e rappresenta per me il luogo del cambiamento interiore: ha mutato il mio sguardo sul mondo, soprattutto ha fortificato in me valori profondi. I miei non sono viaggi da turista alla ricerca della natura e del folklore, le mie mete sono le missioni dove è possibile incontrare gli ultimi del mondo, uomini, donne e bambini di grandissima, straordinaria umanità. Paesi in cui la povertà, anche se estrema al di là dell’immaginazione, non toglie alla gente il piacere della condivisione, dell’aiuto reciproco e dello stare insieme in allegria. Ho visto più gioia negli occhi di quei bambini con il ventre gonfio per la malnutrizione che in quelli che incontro nei centri commerciali…".

Tu stesso ci hai detto che in poche ore di volo oggi è possibile raggiungere paesi lontani mille anni luce dal ricco Occidente a cui siamo abituati. Cos’è che ti colpisce e ti suona più stridente quando ritorni dall’Africa?

"L’indifferenza verso i problemi enormi che riguardano una larga fetta dell’umanità. E poi l’ipocrisia, la freddezza delle relazioni umane, l’importanza eccessiva che si dà alle cose materiali, l’intolleranza nei confronti degli immigrati, considerati meno di niente, ai quali non viene riconosciuta neanche la dignità che spetta ad ogni essere umano. Mi colpisce il modo passivo con cui spesso si fa beneficenza, quasi per lavarsi la coscienza senza farsi coinvolgere emotivamente, umanamente…".

Quali sono le motivazioni che ti spingono a partire?

"È diventata un’esigenza profonda: non parto con la pretesa di cambiare il mondo bensì per imparare, per conoscere da vicino una cultura diversa, spesso intrisa di grande saggezza. A proposito del termine cultura: qualche giorno fa, ad un incontro pubblico, qualcuno ha ricordato che ‘è più acculturato chi ha consumato molte suole di scarpe’. Intendeva dire che la vera conoscenza sta nel viaggiare per incontrare altri popoli, altri modi di pensare e di vivere, a volte migliori dei nostri. Nei miei viaggi ho conosciuto persone dalle storie toccanti e dense di sofferenza, ma sempre raccontate con molta dignità e senza rabbia. Nelle missioni dove sono stato anche il semplice ‘come stai’ non è mai una formula convenzionale, tutti ci tenevano veramente a sapere come stavano andando le cose a me e alla mia famiglia. Il loro è un interesse autentico per l’altro".

Le tue ultime esperienze?

"Il viaggio nella poverissima Repubblica Centrafricana nel 2010 e poi quello, nel 2011, in Tanzania. Vi operano persone straordinarie che fanno parte del circuito missionario dei Cappuccini, capaci di agire in situazioni di costante pericolo, in aree devastate da anni di guerra civile. Non si perdono mai d’animo. Questo è il vero volontariato: essere vicini a chi non ha nulla e continuare a sperare e ad avere fiducia nell’uomo sapendo che per cambiare il mondo ci vorranno secoli. Quello che i volontari fanno è aiutare la gente attraverso interventi basilari: costruire scuole, offrire percorsi formativi per imparare un mestiere, fornire strumenti per portare l’acqua nei villaggi".

Il tuo ultimo libro?

"Si intitola Nero Indelebile ed è edito da Liux. Racconta della mia esperienza nella Repubblica Centroafricana, della gente che non può coltivare la terra per paura dei guerriglieri e che, nonostante la povertà, non conosce le parole depressione e suicidio. Naturalmente, il ricavato della vendita del libro sarà interamente devoluto alle missioni".

Che progetti hai?

"In attesa del mio prossimo viaggio che sarà nel Benin, continuo qui in Italia la mia opera come volontario in favore dei poveri dell’Africa. L’importante è agire, il mio consiglio è di non rinunciare al volontariato: si fa del bene e si riceve molto, soprattutto in questo periodo di crisi, che ci fa guardare con pessimismo al futuro del mondo. I primi a beneficiarne saremo noi stessi, è un’occasione unica per riscoprire i valori umani più autentici".