INTERVISTA A SILVIA BAFFON

"Ho più di quarant’anni, una famiglia e da vent’anni un lavoro di segretaria in un’azienda specializzata nell’export. Sino a qualche tempo fa potevo anche dire che la vita che facevo mi soddisfaceva, ma in effetti non era così. Vedevo il mondo che cambiava intorno a me e tante persone bisognose di aiuto: ero stanca di stare rinchiusa nel mio guscio, sentivo crescermi dentro il desiderio di fare qualcosa di più, per me e per gli altri".

Quanti di noi hanno vissuto sulla loro pelle le stesse contraddizioni che Silvia Baffon di Mirano (Venezia) così efficacemente racconta, ma lei ha fatto qualcosa di più: ha agito.

"Soffrivo quando vedevo tanti extracomunitari giungere alla mia porta per trovare conforto e non poter fare altro che dar loro qualche monetina. Mi chiedevo ogni volta se ero in grado di fare di più ma non sapevo da dove cominciare. Poi, un giorno, una ragazza che conoscevo, una psicoterapeuta alla quale raccontavo il mio disagio, ha fatto scattare la molla: se vuoi dedicarti al sociale prima devi formarti – mi disse – e visto che già conosci l’inglese, il francese e il tedesco, ti consiglierei di seguire un corso di operatore multiculturale".

E così hai fatto…

"Sì, ho cercato in internet, ho trovato l’Istituto Cortivo e, pochi mesi fa, mi sono iscritta al Corso di Operatore Multiculturale. Sinora ho fatto tre esami, psicopedagogia, sociologia e legislazione: sono un po’ lenta, lo so, ma non posso trascurare troppo gli impegni di lavoro e di famiglia. L’entusiasmo per la scelta che ho fatto, invece, cresce alla velocità della luce".

Ti trovi bene?

"Magnificamente. L’Istituto Cortivo mi ha aperto gli occhi su un mondo che non conoscevo, un ambiente molto diverso da quelli che frequento ogni giorno, ricco di umanità e professionalità. Cerco di seguire il più possibile le lezioni presso il centro didattico, sempre tenute da docenti preparati e disponibili, e a fine maggio ho partecipato al seminario sull’animazione: bellissimo, vivace, ricco di spunti teorici e di elementi professionalizzanti. Proprio in quell’occasione ho chiesto se era prevista una qualche iniziativa che riguardasse la psicologia, la mia vera passione, e mi è stato risposto che sì, a metà ottobre era in programma un seminario che poteva interessarmi molto: L’operatore che sorride".

E ci sei andata?

"Certo, ed è stata un’emozione unica, una situazione meravigliosa: Attilio Piazza, che teneva il seminario, è molto più di un counselor: oltre agli aspetti psicologici ha saputo coinvolgerci dal punto di vista spirituale rivelandosi una persona di cuore, capace di leggere dentro gli altri. Con lui ho approfondito anche l’argomento delle costellazioni che già conoscevo: è stata una grande esperienza, un dono splendido. Ci sono stati anche momenti di puro divertimento, la caccia al tesoro del cuore che sorride, il karaoke… Insomma giornate non pesanti ma sentite, intense, ho avuto anche la possibilità di conoscere e interagire con le tante partecipanti, più di cento da tutta Italia, ho cenato e dormito con loro, sono andata da sola ma non mi sono mai sentita sola. Mi sono sentita a casa e sono andata via con il cuore che sorrideva e un sentimento di profonda gratitudine".

Cosa ti aspetti dal futuro?

"Vedo delle concrete possibilità di favorire un cambiamento. Mi fa sempre più pena sentire ancora parlare di razzismo, d’intolleranza: da parte mia farò tutto ciò che posso per attivarmi affinché le cose cambino e si possa finalmente aprire una strada lastricata di valori positivi lungo la quale avanzare insieme, nella fratellanza e nel reciproco rispetto".