INTERVISTA A DESTINY OBAZEE OSAMUYI

Sono arrivato in Italia dalla Nigeria circa dieci anni fa – racconta Destiny Obazee Osamuyi residente a Marcaria in provincia di Mantova – e, visto che in Italia non mi veniva riconosciuto il diploma di scuola media superiore che già avevo ottenuto in patria, mi sono rimesso a studiare in un liceo chimico-biologico. Quando ho finito, però, mi sono reso conto che non era facile trovare impiego in quel settore. Così ho cominciato a guardarmi intorno".

È stato in quel momento che hai deciso di iscriverti all’Istituto Cortivo?

"Sì, ho cercato in internet una possibilità di formazione professionale che mi consentisse di valorizzare se non i miei studi, almeno la mia esperienza di emigrante e l’ho trovata proprio nell’Istituto Cortivo. Mi sono iscritto due anni fa al Corso di Operatore Multiculturale e sono riuscito ad ottenere l’attestato nei tempi previsti, nel luglio 2012".

Come ti sei trovato?

"Ho studiato a casa, andavo presso la sede didattica solo per sostenere gli esami. Le materie erano piuttosto complicate, anche perché non avevo precedenti esperienze nel campo del sociale, ma mi sono impegnato al massimo e ce l’ho fatta: adesso lavoro come Operatore Multiculturale".

Hai già trovato lavoro?

"Sì, ho avuto la fortuna di trovare per il mio tirocinio una struttura molto adatta alle mie caratteristiche. Si tratta dell’Arca, Centro Mantovano di Solidarietà Onlus, una realtà che fornisce vari servizi a chi ha bisogno, compresi un centro per il recupero delle dipendenze e un centro per gli immigrati. Ed è proprio in quest’ultimo che ho svolto il mio periodo di tirocinio, alla fine del quale i dirigenti mi hanno chiesto di rimanere con un contratto a termine, ma che spero verrà rinnovato".

Di che cosa ti occupi?

"Seguo i ragazzi che vivono qui. Sono tutti fuggiti dalla Libia in guerra, ma non sono libici, provengono da varie nazioni africane. Sono qui già da un anno e il mio compito è assisterli nel trovare soluzioni ai tanti loro problemi. Lavoro assieme ad altri operatori ed educatori con la collaborazione di figure esterne, psicologi, assistenti sociali, ecc. Mi occupo non solo dei corsi di alfabetizzazione, ma anche del disbrigo di ogni genere di pratiche, dei rapporti con le autorità per i documenti, della ricerca di qualche possibile inserimento lavorativo… Ma non solo, li accompagno fuori, a fare la spesa e a divertirsi. Abbiamo anche organizzato un torneo di calcio con altre strutture come la nostra, e l’abbiamo vinto, è stato fantastico!".

Com’è il tuo rapporto con i ragazzi?

"Buono, mi piace parlare con loro, abbiamo una storia simile alle spalle e, un po’ in inglese, un po’ in arabo e un po’ in italiano, cerco di far capire loro che qui in Italia, dandosi da fare, c’è spazio per inserirsi, per lavorare, per avere una vita normale. Insomma, mi propongo come esempio da imitare, ed è un ruolo che mi piace, che dà buoni frutti".

Cosa desideri per il futuro?

"Mi piacerebbe continuare su questa strada. Vorrei solo avere un po’ più di sicurezza per quanto riguarda la continuità del lavoro, ma so che non è facile neanche per gli italiani in questo periodo… L’importante è essere positivi e cercare di dare sempre il meglio: le cose succedono quando ci si impegna per renderle possibili".