SOLETERRE, STRATEGIE DI PACE: INTERVISTA AL PRESIDENTE DAMIANO RIZZI

L’associazionismo solidale, le onlus impegnate nell’assistenza, il lavoro svolto da tantissimi volontari in Italia e nell’ambito della cooperazione internazionale, sono tutti esempi concreti di comportamento etico, punti di riferimento per modificare una situazione socio-economica e ambientale che sta seriamente compromettendo gli equilibri del nostro pianeta. Ne parliamo con Damiano Rizzi, docente di materie umanistiche e psicologia presso il centro didattico milanese dell’Istituto Cortivo e presidente dell’organizzazione umanitaria "Soleterre", realtà che con i suoi progetti di aiuto e sviluppo all’estero e in Italia opera per garantire ovunque l’applicazione dei diritti inviolabili degli individui.

"Il patrimonio accumulato negli anni dalle associazioni di volontariato – spiega lui stesso – è pronto a diventare protagonista del cambiamento sociale. Quello del volontariato è un mondo che coltiva da sempre valori di solidarietà e umanità di altissimo livello, sempre più attore insostituibile nella gestione del disagio in ogni ambito. Ciò che auspico è che il terzo settore rinunci alla sua tradizionale autoreferenzialità per diventare invece una voce autorevole in un paese come il nostro che in questo momento ha estremo bisogno di "risentirsi comunità", di ritrovare spirito di collaborazione e aiuto reciproco tra le parti sociali. Sono convinto che l’esperienza del No Profit può restituire dignità alla politica rappresentando gli interessi dei più deboli e delle famiglie, rilanciando con forza i contenuti universali di fratellanza, vita e solidarietà. Esiste un’Italia "migliore", trasparente, onesta e leale, apprezzata all’estero non solo per il suo cuore, ma anche per le sue importanti capacità organizzative, capace di imporsi su una cultura troppo basata su egoismi e individualismi. Dobbiamo farci conoscere, aumentare la nostra visibilità, farci sentire di più…".

I valori di cui parla sono ben interpretati dall’associazione “Soleterre” di cui è presidente. Quando e perché è nata?

"Tutto ha avuto origine dalle mie esperienze di viaggio: girando il mondo ho incontrato la povertà, la malattia, la violazione dei diritti elementari degli individui, soprattutto dei bambini. È scattato in me il desiderio di reagire e così, insieme ad altre cinque persone, ho dato vita a “Soleterre”. Non è nata dal nulla, tutti noi avevamo già lavorato in enti che si occupavano di progetti per l’infanzia. L’idea era di creare una struttura agile, pratica e coerente e così è stato. Siamo cresciuti in modo equilibrato allargando pian piano le aree d’intervento, un trend graduale che ci ha permesso di formare uno staff davvero valido, in grado di sostenere fattivamente ed emotivamente situazioni di grande disagio, dai bambini ammalati di cancro alle bambine abusate. Il nostro obiettivo è affrontare l’emergenza, ma soprattutto agire concretamente in loco per restituire fiducia, speranza e opportunità di sviluppo".

I progetti di “Soleterre” avviati in Africa, Sud America, India, Italia ed Europa dell’Est hanno lo scopo di rinforzare l’autonomia e la capacità d’iniziativa delle popolazioni locali nonché di sostenere le associazioni territoriali impegnate nella creazione di opportunità lavorative. Siete inoltre attivi con iniziative di sostegno al sistema scolastico e sanitario attraverso la formazione di personale locale e con attività di educazione allo sviluppo per una maggiore sensibilizzazione sulle tematiche legate ai diritti umani, alla pace e all’ambiente. Tra tutti questi c’è un progetto che le sta particolarmente a cuore?

"Sono tutti importanti e, tra questi, potrei citare il progetto Un sorriso in corsia. Ci vede operativi da circa un decennio in Ucraina, paese dove tutti gli anni 2.000 bambini si ammalano di tumore. La situazione è grave: negli ospedali mancano attrezzature, materiali e generi di prima necessità. Le famiglie, per garantirsi un minimo di assistenza sanitaria, s’indebitano e spesso i bambini muoiono. La percentuale di mortalità infantile per le patologie oncologiche è in Ucraina molto più alta rispetto a qualsiasi altro standard europeo. Inoltre, la mancanza di una dieta adeguata, di qualsiasi supporto psicologico, di spazi per la ricreazione e il sollievo sono un’ulteriore offesa al diritto alla vita di questi bambini".

Quali modalità d’intervento prevede il progetto?

"L’approccio è psicosociale. Forniamo supporto non solo sanitario, ma anche solidale. Quando siamo arrivati le famiglie erano abbandonate a se stesse, soprattutto dopo la perdita dei figli. Depressione e disperazione erano le condizioni abituali per le persone colpite da questa tragedia. Oggi, grazie anche alla nostra iniziativa, la percentuale di guarigione è aumentata dell’8,5%. Il primo passo è stato quello di preparare operatori ucraini in grado di muoversi localmente. Sono nate così reti solidali tra famiglie, volontari e personale sanitario e, insieme, abbiamo fondato associazioni in grado di sostenersi economicamente in modo autonomo. Attorno all’oncologia pediatrica sono sorti importanti legami di vita, fondamentali per gettare sul territorio i semi di una cultura del volontariato e dell’associazionismo che ha tutte le potenzialità per crescere ed allargarsi ulteriormente".

Come è possibile contribuire ai vostri progetti?

"Con il sostegno economico a distanza. Informazioni al riguardo sono disponibili sul nostro sito www.soleterre.org".