Intervista a Riccardo Di Maio, assistente all’infanzia

“Sono nato nell’industrioso cuore della Lombardia – ricorda Riccardo Di Maio di Desenzano del Garda in provincia di Brescia – e da quando ho compiuto i diciotto anni ho cominciato a lavorare, prima come operaio, quindi come impiegato… Poi mi sono trasferito sul lago di Garda e per due anni e mezzo ho lavorato nel campo della ristorazione, ristoranti, locali pubblici…”

Nessun contatto con il sociale?

“No, in realtà non avevo mai avuto modo di incrociare il sociale fino a quando un giorno, incuriosito dal pulmino Anffas che passava ogni giorno davanti alla piadineria dove lavoravo, sono andato a vedere di cosa si trattava pensando di trovare una ditta. Arrivato lì mi sono reso conto che era un centro per disabili e allora ho provato a chiedere se cercavano qualcuno. Visto che non avevo esperienza e titolo di studio per lavorare mi hanno risposto che potevo iniziare a fare il volontario. Ecco, da lì è iniziata la mia storia nel sociale”.

Come è continuata?

“In effetti sono andato a fare il volontario all’Anffas. La situazione mi piaceva ma ben presto mi sono rimesso sui libri prendendo prima il diploma di dirigente di comunità per poi iscrivermi all’Istituto Cortivo scegliendo la specializzazione OSA per l’infanzia. Nel frattempo avevo trovato lavoro in un asilo prima come ausiliario e poi come assistente ad personam di un bambino disabile che continuo a seguire ancora adesso che frequenta le elementari”.

Con il Cortivo come ti sei trovato?

“Mi è stato consigliato da un amico che già l’aveva frequentato e, in effetti, ho trovati i testi chiari e completi e il tirocinio molto formativo; io l’ho fatto in un asilo seguendo un bimbo con disabilità”.

Hai partecipato anche a un seminario di Impresa Sociale…

“Sì, tre anni fa, ma poi non ho concretizzato nulla. Invece da due anni frequento l’università, Scienze dell’Educazione, e sono arrivato a metà strada. È impegnativo studiare e lavorare, ma conto di finire comunque nei tempi giusti. E c’è un’altra cosa che mi sta piacendo sempre di più: le sculture di carta, un’arte appassionante, che credo potrebbe rappresentare per me anche uno sbocco lavorativo. Il mio progetto sarebbe questo: aprire un laboratorio e accogliervi disabili e ragazzi dai dieci anni in su inviati dalle scuole per svolgere un’attività finalizzata alla didattica ma anche alla relazione e al potenziamento delle abilità. Per capire di cosa si tratta è sufficiente digitare su qualsiasi browser Sculture di Carta oppure Origami 3D o, ancora, Pixel Art. Sono tutte tecniche molto creative, con vari gradi di difficoltà, che richiedono manipolazioni e concentrazione per raggiungere un risultato che sarà sempre diverso, unico per ogni partecipante: una piccola o grande scultura di notevole effetto, sicura fonte di soddisfazione e autostima per chi l’ha creata con le proprie mani. Ecco, sto proponendo alle scuole questa opportunità e spero proprio di trovare risposte positive per poter partire al più presto con il laboratorio”.