Intervista ad Erszsebet Fazakas

Vissuta in Romania sino a vent’anni, Erzsebet Fazakas si è poi trasferita con la sua famiglia in Ungheria, dove ha conosciuto il marito. Oggi abita in provincia di Varese e con l’Istituto Cortivo sta conseguendo l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’Infanzia. Elisabetta, raccontaci un po’ la tua storia…

“Sono nata e cresciuta in Transilvania, ma le origini della mia famiglia sono ungheresi. Finita l’epoca del comunismo, mi sono trasferita con i miei in Ungheria. Non è stata una vita facile… Come dice un barbone di cui ho letto la testimonianza: ‘Ogni piega della mia vita nasconde una storia’… Come spiegare agli adolescenti italiani che alla loro età mi alzavo alle 4 del mattino per andare a comperare due litri di latte dopo ore e ore di fila? Comunque, è in Ungheria che ho conosciuto un bravo italiano, mio marito. Sono in Italia da dieci anni e abbiamo due bambini”.

Cosa ti ha spinto a cercare uno sbocco lavorativo nel sociale?

“Nella mia vita ho fatto tanti lavori, anche l’operaia. Ero stanca della fatica fisica e della monotonia. Volevo un lavoro diverso e più gratificante. Ho cercato su internet e ho trovato il sito dell’Istituto Cortivo. Mi ha subito ispirato fiducia, le sue proposte mi sono sembrate serie e fattibili, un’impressione poi confermata dal colloquio con l’informatore didattico”.

Ti sei trovata bene…

“Sì, molto. Ho studiato con passione, in particolare la psicologia dell’età evolutiva, che trovo interessantissima e che ha allargato le mie conoscenze sullo sviluppo del bambino. Sono contenuti che tutti dovrebbero conoscere, non solo gli educatori, ma anche i genitori e gli adulti che hanno a che fare con l’infanzia”.

Dove hai svolto il tirocinio?

“In una scuola materna della mia città".

Com’è andata?

“Ho applicato la teoria alla pratica. Prima ho curato la fase dell’osservazione, che mi ha permesso di valutare la fase evolutiva che stavano attraversando i bambini e, dopo essermi fatta un’idea della situazione, sono intervenuta con pazienza e determinazione. I miei punti di riferimento sono stati Piaget, per quanto riguarda l’aspetto cognitivo, e Freud, per l’area affettiva. I risultati sono stati positivi".

La scorsa primavera hai partecipato al Seminario di Impresa Sociale: hai qualche progetto?

“Sono una persona a cui piace scommettere. Il mio desiderio è di aprire una ludoteca nel fine settimana, da proporre ai genitori che vogliono lasciare i loro figli in un luogo sicuro e stimolante mentre si concedono un po’ di relax. Ho pensato a uno spazio per bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni, con laboratori di disegno e manipolazione, ma anche, perché no, di uncinetto e ricamo. E poi ci sarebbe la biblioteca. Amo la lettura, i libri sono la grande passione della mia vita e vorrei trasmetterla al mondo intero… Vorrei creare un angolo in cui fosse possibile leggere, ascoltare le fiabe, acquistare o anche solo prendere in prestito testi di tutti i tipi, naturalmente adatti ai ragazzi”.

Una bella iniziativa, pensi di realizzarla a breve?

“Prima devo terminare il percorso formativo, mi manca solo la relazione finale che per me, che sono di lingua ungherese, è particolarmente impegnativa. Ho studiato in lingua rumena 12 anni, ma, la lingua italiana ha le sue "regole" grammaticali e di ortografia che sono rigorose, ma ce la sto mettendo tutta e credo che la presenterò a breve. Per quanto riguarda il progetto della ludoteca, mi sto guardando attorno per vedere la disponibilità di spazi adatti. Ne ho visti alcuni che farebbero al caso mio, di proprietà del Comune. Appena avrò l’attestato, andrò a chiedere informazioni. Questo per la ludoteca, ma ho anche un’altra idea che mi gira per la mente: sarebbe molto utile aprire uno sportello di aiuto per genitori in difficoltà, ad esempio per le donne che hanno da poco avuto un bambino, o per le coppie che fanno fatica a gestire i figli. Credo, infatti, che mai come al giorno d’oggi la famiglia vada sostenuta in tutti modi”.