INTERVISTA AD ANTONIETTA BONAFIGLIA

I suoi genitori la volevano ragioniera ma lei, sin da giovanissima, sentiva che il suo futuro sarebbe andato in tutt’altra direzione. E così è stato per Antonietta Bonafiglia di Riardo in provincia di Caserta che, già da adolescente, preferiva cimentarsi come animatrice con i bambini piuttosto che dedicarsi alla contabilità. Oggi, dopo aver frequentato il corso per Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia presso l’Istituto Cortivo, fa parte dell’équipe di una casa famiglia gestita dalla Cooperativa Sociale Gaia.

Finalmente il mio sogno si è realizzato. Ero ancora bambina e già avevo le idee chiare: da grande avrei lavorato a contatto con gli altri. Dopo il diploma ho fatto per un periodo la baby sitter e mi sono occupata di doposcuola. Il momento decisivo è stato quando mi sono trovata in mano un coupon che mi invitava a mettermi in contatto con l’Istituto Cortivo. Ho preso la mia decisione e mi sono iscritta.

Hai frequentato il Centro Didattico di Napoli?

Sì. È stato entusiasmante. I docenti erano molto qualificati e mi hanno seguito passo dopo passo. Anche il tirocinio mi è stato utile. Ho potuto constatare che la mia preparazione era decisamente adeguata. Anche il responsabile della Cooperativa che mi ha assunto, dopo aver preso visione del mio curriculum formativo, ha affermato che il ciclo di studi dell’Istituto Cortivo, per approfondimento e temi trattati, è assimilabile a una mini-laurea.

Quando sei stata assunta?

Ho terminato il tirocinio a giugno, e a luglio mi è stato chiesto se ero disponibile ad accompagnare i ragazzi della comunità in vacanza. Erano gli stessi della Comunità Mai Soli, che avevo conosciuto come tirocinante. Alla fine dell’estate mi hanno proposto un contratto a progetto e mi hanno inserito nella Casa Famiglia in cui sto lavorando.

Di che struttura si tratta?

Accoglie bambini e adolescenti sia in attesa di affidamento che di adozione provenienti da famiglie non in grado di garantire loro le condizioni minime per crescere serenamente. Alcuni dei loro genitori soffrono di alcolismo e tossicodipendenza, altri sono invece così poveri da non riuscire nemmeno ad assicurare il minimo necessario per la sussistenza.

Quanti sono i minori che seguite?

Sono sette: quattro femmine e tre maschi di età variabile dai sei ai diciotto anni. Noi operatori siamo invece sei e ci turniamo. Siamo naturalmente supervisionati da un educatore e da una psicologa. Non è facile seguire i nostri utenti, anche perché le esigenze cambiano a seconda dell’età. I più problematici sono gli adolescenti che prima di arrivare alla Casa Famiglia erano abituati a godere di una libertà eccessiva, priva di regole. Devo dire però che ci rispettano e che stanno maturando un sentimento di protezione e responsabilità nei confronti dei più piccoli.

Insomma, il tuo lavoro ti piace molto…

Ne sono entusiasta. È proprio quello che volevo fare nella vita. Mi sento davvero utile per quei ragazzi. Lo dico anche come mamma di un bimbo di cinque anni. Il fatto di avere esperienza come genitore mi aiuta molto nel lavoro.

Obiettivi per il futuro?

Aprire una mia struttura. È qualcosa di più di un’utopia: mia sorella si sta laureando in Scienze dell’Educazione e mia cognata è prossima a diventare assistente sociale. Siamo già una piccola équipe… Vorremmo fondare un centro per l’infanzia, oppure una Casa Famiglia. Mi sento all’altezza del progetto anche perché, negli anni, mi sono sempre aggiornata.

Hai seguito anche i seminari di aggiornamento organizzati dall’Istituto Cortivo?

Sì, certamente. Sono state giornate intense, che mi hanno permesso di stringere amicizie e di confrontarmi con altri operatori. Non solo: ho appreso anche molte tecniche che utilizzo ogni giorno con i ragazzi della Casa. Il mio prossimo obiettivo è frequentare un corso di Impresa Sociale, credo mi possa veramente dare una mano a pianificare il progetto che ho in mente.