INTERVISTA AD ALESSANDRA AMORELLI

INTERVISTA AD ALESSANDRA AMORELLI

Alessandra Amorelli vive a San Sebastiano al Vesuvio in provincia di Napoli, un piccolo e ridente paese alle falde del vulcano. “Un’isola felice – spiega – dove non c’è segno del degrado ambientale e sociale che affligge altrove la Campania. Un paese vivace, dove regna un certo benessere e soprattutto dove le persone sono in grado di apprezzare i servizi di qualità”.

Alessandra ha quarant’anni, una famiglia ed è madre di una quattordicenne. Da ragazza, dopo il diploma magistrale, avrebbe voluto lavorare nel settore dell’infanzia e invece la vita l’ha portata altrove.

“Ma ora – dice – voglio dare concretezza ai miei sogni”.

Il primo passo l’ha fatto iscrivendosi all’Istituto Cortivo:

“Sto seguendo contemporaneamente tre corsi per diventare Operatrice Socio Assistenziale per Infanzia, Disabilità e Amministratore di Sostegno. E’ un bella fatica: tra impegni familiari e il lavoro (attualmente è segretaria in una piscina) il tempo per studiare è risicato. Ma non mi arrendo. Ho un progetto e per portarlo a compimento ho bisogno di acquisire una formazione di base. L’Istituto Cortivo mi permette di studiare e di dare gli esami quando mi sento preparata e questa è una comodità. Ora mi sto organizzando per il tirocinio, credo che utilizzerò le ferie estive…”.

Sembri molto determinata. Di che progetto si tratta?

“E’ un’idea che coltivo da anni. Quando ho finito le superiori, il mio sogno era di iscrivermi all’Università: amavo molto la Psicologia e la Pedagogia… Poi invece mi sono messa a lavorare come agente di commercio con quello che allora era il mio fidanzato. Gli anni sono trascorsi, mi sono sposata, separata… Ma il sogno è rimasto e ora sento che il momento per realizzarlo è arrivato”.

Ti senti pronta…

“Sì, anche perché in tutti questi anni ho continuato a studiare, ad aggiornarmi e soprattutto a guardarmi attorno. Ciò che vedo è una mancanza di servizi di qualità per i bambini. Il mio desiderio sarebbe aprire non un baby parking, ma un centro organizzato con ludoteca e altro ancora”.

Cioè?

“Una struttura in grado di svolgere un programma educativo e formativo ricco e versatile, non i soliti laboratori, ma anche corsi di cucina, di dizione e tutto ciò che può servire a fare cultura, a favorire l’integrazione dei bimbi disabili e immigrati. Mi piacerebbe coinvolgere anche esperti e psicologi, magari sollecitando la partecipazione dei genitori stessi. Ad esempio, chiedere a chi di loro fa il medico o lo psicologo di organizzare incontri dedicati all’educazione sessuale… Oppure di gestire uno sportello d’ascolto per mamme e papà in difficoltà dove possano parlare e aprirsi in tutta riservatezza…”.

E’ questo il motivo che ti ha portato a frequentare il corso d’Impresa Sociale dell’Istituto Cortivo?

“Proprio così. La prima cosa che ho capito partecipando alle lezioni è che dovevo ridimensionare il mio progetto, dargli una forma più definita, soprattutto concretizzabile. I giorni trascorsi a Villa Ottoboni sono stati utilissimi per chiarirmi le idee, ma anche per confermare un principio di cui sono convinta e cioè che se si vuole che la propria iniziativa abbia successo, è necessario differenziarsi, offrire qualcosa di più, essere più creativi”.

Che atmosfere hai trovato a Padova?

“Di grande accoglienza e partecipazione. La sensazione è di poter contare su persone disponibili, in grado di garantirti un’ottima consulenza nel caso di dubbi o intoppi. Insomma, l’atteggiamento dell’Istituto Cortivo è incoraggiante, ci si sente sempre sostenuti ed appoggiati nel portare avanti il proprio sogno, soprattutto non ci si sente mai soli”.