INTERVISTA A TIZIANA ZATTOLO

In Basilicata, dove sono nata, ho fatto la ragioniera per due anni e ricordo che, ogni lunedì mattina, ritornare in ufficio era un incubo. Era un buon lavoro, con un contratto a tempo indeterminato, ma non mi gratificava. Mi mancavano i rapporti umani.

A parlare è la giovane Tiziana Zattolo, Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia grazie a un percorso di formazione con l’Istituto Cortivo che si è concluso lo scorso giugno. Attualmente Tiziana vive a Pavia, dove lavora nella stessa comunità per minori dove ha svolto il tirocinio.

Non mi sembra vero: sto facendo quello che da sempre desideravo fare, un lavoro che mi dà la possibilità di occuparmi degli altri…

Come hai capito di avere una predisposizione per il sociale?

In Basilicata, negli anni dell’adolescenza, facevo la volontaria in parrocchia con i bambini. Mi piaceva e così è successo che più volte ho spedito all’Istituto Cortivo i coupon che trovavo sui giornali. Non so perché ma non ho mai ricevuto risposta… Forse il destino. Poi, quando ho cambiato vita e sono arrivata a Pavia, mi sono lasciata guidare dalle motivazioni più profonde. Sono andata su internet, ho trovato il vostro numero verde e ho telefonato. Mi avete risposto che mi avreste contattato al più presto. Ero piuttosto scettica e invece, dopo due giorni, ho potuto incontrare il vostro Informatore Didattico. Il colloquio è andato bene e anche il test attitudinale. Per me era già un grande successo…

E poi?

Poi mi sono iscritta e, man mano, studiando, ho potuto chiarirmi le idee e capire quali erano i settori in cui mi sarebbe piaciuto lavorare. Infatti, anche per il tirocinio, ho cercato la struttura che maggiormente mi interessava, una comunità per minori. Quando ho incontrato la coordinatrice ero molto tesa: sarei stata in grado di farle capire quanto era importante per me lavorare con loro? Ce l’ho messa tutta e sono stata accettata. Ho trascorso quattro fantastici mesi durante i quali ho imparato moltissimo. La coordinatrice, donna splendida e molto competente, mi ha fatto da tutor insegnandomi le cose fondamentali.

Una buona esperienza, quindi…

Il tirocinio mi ha molto coinvolto: ho tirato fuori tutte le mie capacità e la mia voglia di fare. Volevo conoscere a fondo la realtà del disagio minorile. Sono riuscita a dare il meglio: credo che la mia infanzia difficile, con genitori divorziati, abbia maturato in me una sensibilità particolare. So cos’è la sofferenza interiore e quanto sia importante trovare qualcuno capace di ascoltare.

Hai lavorato talmente bene che ti hanno subito richiesto una collaborazione…

Terminati i quattro mesi di tirocinio, tutta la comunità mi ha organizzato una grande festa. Mi sono commossa sino alle lacrime. Era dura lasciare tutti e voltare pagina. Invece, dopo solo due giorni, mi ha chiamato la coordinatrice, mi ha detto che sono piaciuta a tutti, che di me sono state apprezzate le capacità di collaborare e l’estrema disponibilità. Secondo lei ero veramente adatta a questo lavoro. Mi ha proposto un contratto a tempo determinato. Per ora va bene così: sto studiando per acquisire anche il titolo di Operatore Multiculturale e ho bisogno di tempo.

Ci sono anche minori stranieri nella tua comunità?

Sì, lavoro con ragazze dai 13 ai 18 anni, alcune vittime di abusi sessuali e violenze psicologiche in famiglia. Con loro sono andata con i piedi di piombo conquistandomi la loro fiducia giorno dopo giorno. Mi sono resa disponibile senza invadere i loro spazi, sino a quando sono state loro stesse a cercarmi e parlarmi dei loro dolori e delle loro difficoltà. Mi succede anche di fare da intermediaria tra le ragazze e gli educatori, cosa che viene sempre molto apprezzata. A questo proposito voglio spendere due parole per l’équipe della Casa Famiglia: siamo una realtà quasi idilliaca, non litighiamo mai e tra noi c’è un rapporto di profonda comprensione.

Il prossimo traguardo sarà l’attestato come Operatore Multiculturale. Hai altri progetti?

Voglio diventare anche Operatore Socio Assistenziale per le dipendenze. Penso che il mio vissuto personale, il mio carico di esperienze, possa aiutare anche chi è in grande difficoltà nella ricerca delle risposte giuste per la propria vita.

In tutte le tue scelte quale ruolo ha avuto e ha l’Istituto Cortivo?

Di primo piano, ovviamente. L’Istituto Cortivo per me è quasi una famiglia: mi ha formato professionalmente ma mi ha anche saputo ascoltare e indirizzare. Trovo straordinaria anche l’esperienza dei seminari: alla fine di ogni incontro torno sempre a casa più ricca, soprattutto umanamente: è un luogo dove nascono e si rafforzano amicizie importanti e durature.