INTERVISTA A TATIANA TASSARA

Oggi impegnata in un progetto di Affido Educativo Volontario presso il Distretto Sociale Comunale di Genova, Tatiana Tassara è Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia dal maggio 2008, titolo acquisito con l’Istituto Cortivo.

Il percorso che mi ha portato a ottenere l’attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia si interseca con il mio vissuto personale. Ci sono arrivata infatti solo dieci anni dopo aver terminato le scuole superiori. Dopo il diploma di ragioneria ho lavorato per alcuni anni in un’agenzia assicurativa e poi nell’azienda di ortofrutta della mia famiglia. A farmi intraprendere la strada del sociale è stata l’esperienza del matrimonio. Mi sono sposata giovanissima, a 21 anni, per amore. Un sentimento vero che ha continuato a crescere e che oggi tiene salda l’unione con il mio compagno. Unico neo i bambini: non arrivano e non ci sono ragioni mediche che spieghino la cosa.

Qual è stata la vostra reazione?

Abbiamo cominciato a pensare a un’adozione e così, contattando i servizi per avere l’idoneità come coppia, abbiamo conosciuto da vicino la realtà legata agli affidi e alle problematiche dei bambini cosiddetti ‘difficili’.

Avete ottenuto l’idoneità?

Sì, certo. Ma, durante il colloquio con lo psicologo, è emersa una mia difficoltà da adolescente con il cibo. Il suo consiglio è stato di andare alla radice del problema e così ho intrapreso un percorso analitico che mi ha portato a far emergere aspetti di me che non conoscevo e che mi hanno spinto a seguire attitudini sino a quel momento nascoste. In quel periodo i miei genitori hanno deciso di chiudere la loro attività e quindi, dopo aver preso contatto con l’Istituto Cortivo, ho deciso di iscrivermi al corso per Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia. Mi sono appassionata agli studi, soprattutto alle materie riguardanti la psicologia e la pedagogia. È stata una buona preparazione di base, che mi è tornata utile anche quando mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia. Ho già dato quattro esami e sto preparando psicometria. Mi piace, sono entusiasta di quello che sto facendo.

Anche dal punto di vista lavorativo?

Certo. Attualmente sto seguendo per conto del Servizio di Affido Educativo Volontario due bambini: un piccolo Down che accompagno due volte la settimana al centro di riabilitazione e una bimba nigeriana che, per problematiche culturali, fa fatica a integrarsi. Il mio compito non consiste solo nell’occuparmi di lei ma anche nel curare la relazione con la madre. Per cultura, infatti, la bimba, anche se ha solo otto anni, viene trattata come se fosse più grande e, inoltre, le viene preferito il fratellino in quanto maschio. C’è stato un periodo in cui mangiava pochissimo e mi sono molto preoccupata in quanto avevo vissuto lo stesso problema durante l’adolescenza. Mi sono sentita troppo coinvolta, avevo paura di sbagliare l’intervento. Ho chiesto aiuto all’équipe e poi ho parlato con la madre. Le ho spiegato di cosa aveva bisogno la bimba e lei probabilmente ha seguito i miei consigli perché, dopo un po’, la piccola ha ricominciato a mangiare.

È un lavoro gratificante?

Mi piace, anche perché mi consente di fare esperienza sul terreno della multiculturalità. Il lavoro che faccio con la bambina risulta utile anche per la madre: durante i colloqui, infatti, ho potuto verificare che è un po’ depressa. Il confronto con la condizione delle donne italiane che godono di maggiori libertà la porta evidentemente a riflettere sul suo ruolo di donna e di madre all’interno del suo modello familiare in cui comincia a sentirsi sempre più oppressa.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Con mio marito sto affrontando la possibilità di un’adozione. Non so se mi sento ancora pronta. Ci è stata proposta una coppia di fratellini e la cosa mi mette un po’ in ansia, anche perché se poi ne arriva uno nostro biologico, la famiglia diventerebbe davvero numerosa. In poche parole mi sto interrogando su quanta responsabilità mi voglio assumere. Non vorrei prendere la decisione sbagliata, soprattutto perché ci andrebbero di mezzo i bambini.

E per quanto riguarda la professione?

Mi voglio laureare e poi specializzarmi per diventare psicoterapeuta nell’ambito dell’infanzia e dell’adolescenza.