INTERVISTA A SOFIA BONFRISCO

Dopo il diploma ho temporeggiato per un anno. Non sapevo davvero come orientarmi per il futuro. Poi ho trovato una pubblicità dell’Istituto Cortivo e ho pensato che poteva essere una buona prospettiva. Mi piaceva l’idea di lavorare nel sociale e mi sembrava lo sbocco più naturale dopo il liceo psicopedagogico.

Sofia Bonfrisco, allieva dell’Istituto Cortivo, sta terminando il corso per Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia ma sta già lavorando presso la Cooperativa Yobel di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno.

Tutto merito del tirocinio. È stata un’opportunità unica dal punto di vista della crescita professionale. La Cooperativa Yobel è convenzionata con l’Istituto Cortivo e ne accoglie gli allievi come tirocinanti. È stata un’esperienza positiva, mi hanno seguita costantemente e con rigore insegnandomi tutto il necessario per diventare un’operatrice davver completa, competente e attenta nella relazione con gli utenti.

Hai un buon rapporto anche con i docenti?

Frequento il Centro Didattico di Salerno e mi trovo benissimo. Gli insegnanti sono molto disponibili e preparati. Ho dato tutti gli esami ed è stata una soddisfazione. Sono davvero contenta della scelta che ho fatto ed è soddisfatta anche la mia famiglia.

Parliamo del lavoro: evidentemente hai fatto una buona impressione se ti hanno chiesto di continuare a lavorare come assistente all’infanzia…

Hanno valutato la mia preparazione ma anche altre caratteristiche: la pazienza, la capacità di relazionarmi con i bambini e, ovviamente, anche la qualità della mia formazione. Lavoro sei ore al giorno presso la Comunità Educativa Hansel e Gretel. Seguo i bambini nelle più diverse attività quotidiane comprese quelle pomeridiane di studio, gioco, ecc. Insomma, condivido con loro tutto ciò che normalmente fa parte della vita di un bambino in un contesto familiare. Il senso del nostro intervento è proprio questo: condividere con loro i ritmi, le regole, l’affetto e le atmosfere serene di un ambiente familiare.

Quanti bambini segui?

Attualmente sono quattro, ma tra breve ne arriveranno altri tre. C’è un bimbo di tre anni seguiamo da quando aveva nove mesi, due ragazzini di otto e un’adolescente di 14, una ragazza difficile e un po’ ribelle, in cui convivono la conflittualità tipica dell’età e i segni di una vita trascorsa con adulti poco efficaci, completamente sregolata e senza punti di riferimento affettivi. È arrabbiata con il mondo, con lei ci vogliono fermezza e dolcezza insieme.

Il tuo è un ruolo di sostegno alla genitorialità…

È un lavoro molto delicato. In questi casi è necessario che ogni operatore abbia ben chiari i compiti specifici del suo ruolo. Ogni mia azione educativa fa riferimento a un preciso mansionario. Questo significa che posso relazionarmi con loro anche affettivamente ma senza creargli confusione o aspettative sbagliate.

Cosa ti sta dando questo lavoro?

Sto imparando tantissime cose: da quelle più pratiche come far funzionare la macchinetta dell’aerosol a quelle più delicate come calmare il pianto di un bimbo e capirne le cause…

Ci sembri molto soddisfatta. Hai qualche altro progetto per il futuro?

Per ora sono contenta così ma un giorno mi piacerebbe lavorare anche con gli anziani. I vecchi sono la storia e la memoria e hanno molte cose da insegnarci. Io ho imparato molto dai nonni. La mia nonna vive con noi e spesso mi prendo cura di lei. È una cosa che faccio volentieri perché starle accanto è sempre un’esperienza che mi arricchisce e mi fa sentire utile.