INTERVISTA A SIMONE GARBIN

Dipendente di una fabbrica metalmeccanica, Simone Garbin di Gambugliano (VI) ha coltivato per anni la sua propensione per il lavoro nel sociale, fino a quando, circa un anno fa, ha deciso di dare una svolta alla sua vita iscrivendosi all’Istituto Cortivo. Come ha maturato questa decisione? E cosa ne pensa oggi che è quasi giunto alla fine del corso per Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia? Sarà lui stesso a raccontarcelo nel corso di questa breve intervista.

In effetti da ragazzo mi sono diplomato all’Istituto Professionale indirizzo meccanico. Un titolo che mi ha consentito di trovare abbastanza facilmente lavoro in una delle tante aziende attive nel vicentino, il territorio in cui vivo. Mentre lavoravo mi sono anche iscritto all’università, nel corso di laurea in Scienze Naturali. Era molto interessante, sono riuscito a dare otto esami ma poi l’impegno era troppo pesante, in famiglia c’erano dei problemi e ho deciso di lasciare.

Quindi hai continuato a lavorare come operaio…

Sì, avevo circa 24 anni a quel tempo e per un’altra decina sono rimasto in azienda: sono diventato assistente alla progettazione metalmeccanica ma sentivo che quella non era la mia strada, mi sentivo inutile. Questo perché nel frattempo, un po’ in famiglia dove purtroppo oltre ai problemi economici c’erano anche problemi di assistenza a persone molto malate, e un po’ in parrocchia, stavo a mano a mano maturando una grossa esperienza pratica nel dare aiuto a chi aveva bisogno di me. Così affinavo la mia sensibilità nei confronti degli altri, cambiavo dentro, sentivo che quella era l’attività che meglio rispondeva al mio modo di essere, di pensare e di agire. È stata una maturazione progressiva, che però a un certo punto mi ha portato a scegliere: è stato così che a 35 anni mi sono iscritto all’Istituto Cortivo.

Perché proprio all’Istituto Cortivo?

Cercavo un aiuto adeguato per vestire della giusta professionalità il mio desiderio di essere utile. Ho valutato diverse opzioni ma in ultima analisi ho preferito l’Istituto Cortivo perché sentivo che era il posto giusto in cui mettere il mio impegno, la mia costanza, la mia serietà di intenti. E sino ad ora ho avuto solo conferme in questo senso: gli esami sono impegnativi, si impara davvero, e adesso che sto facendo il tirocinio mi rendo conto che la preparazione ricevuta è assolutamente all’altezza della situazione.

Dove stai svolgendo il tirocinio?

In una comunità per ragazze con disagio familiare. In questo primo mese di attività ho già riscosso dei bei successi. Le materie studiate e le esperienze fatte sul campo nel corso della vita mi consentono di rapportarmi con le utenti nel modo giusto. Le ascolto, imparo a conoscere i loro problemi, e con loro va tutto benissimo. Cerco anche di confrontarmi con gli altri operatori, perché penso che lavorare bene con i colleghi sia una delle chiavi giuste per garantire un buon livello di assistenza.

Dopo la conclusione del corso cosa pensi di fare?

Mi mancano ormai solo un esame, la relazione finale e la discussione. Conto di finire entro gennaio, febbraio 2009. Poi mi piacerebbe partecipare a un Corso di Impresa Sociale per imparare come si fa a mettere in piedi una struttura, una comunità o una casa famiglia. Vorrei lavorare con tutte le fasce d’età fino ai diciotto anni. Ho delle idee: penso che sarebbe giusto arricchire l’offerta assistenziale con la formazione professionale e organizzare laboratori, di decoupage e di musica ma anche di sartoria o su come si coltiva un orto. Solo così si possono aumentare l’autostima e le conoscenze, nutrendo il cervello di buon pane, utile e concreto.

Pensi di continuare a mantenere il rapporto con l’Istituto Cortivo?

Certo, l’Istituto Cortivo è e continuerà a essere il mio punto di riferimento. Ci sono tante persone preparate, che sanno ascoltare ciò che uno pensa, valutare e consigliare. Istintivamente ho preferito l’Istituto Cortivo un anno fa e oggi lo preferisco perché ho avuto modo di sperimentare il suo valore. Vorrei averlo al mio fianco anche se deciderò di aprire la mia struttura in un’altra regione, forse in Emilia. Una cosa sono sicuro di averla imparata: in fabbrica quando si sbaglia un pezzo lo si butta via, ma nel sociale, quando si commette un errore l’errore rimane, non si può buttare. Per questo sono convinto che in questo campo prima di sbagliare bisogna provarle tutte, con ascolto, pazienza, umiltà, apertura e tanta, tanta disponibilità a cambiare.