INTERVISTA A SARA LIBRANDI

Ligure, 23 anni, Sara Librandi è un Operatore Socio Assistenziale per infanzia formato presso l’Istituto Cortivo.

Ho conseguito l’attestato nel gennaio del 2006 ed è stato per me un momento molto importante. Soprattutto perché, nonostante avessi voluto da ragazzina iscrivermi al liceo psicopedagogico, per una serie di scelte fatte in famiglia mi sono ritrovata con il diploma di scuola alberghiera. Ma le mie aspirazioni erano altre e così, quando sono venuta a sapere del piano di studi offerto dall’Istituto Cortivo, ho deciso di scegliere questa strada.

È passato un anno da quando sei diventata ufficialmente Operatore Socio Assistenziale. Vuoi fare un primo bilancio?

Il bilancio è molto positivo dal punto di vista dell’esperienza personale. In questo periodo, infatti, ho lavorato all’interno dei programmi per l’infanzia del Distretto Sociale 50 di Savignone, in provincia di Genova. Il servizio riguarda bambini in affido seguiti tramite progetti personalizzati. Attualmente mi occupo di una ragazza di 15 anni cerebrolesa e, insieme all’équipe, seguiamo un percorso finalizzato alla conquista di una maggiore autonomia. Inoltre accompagno tutti i giorni a scuola un bimbo Down di tre anni. Il lato negativo sta invece nel fatto che non ci sono abbastanza fondi per incrementare il servizio e quindi le ore lavorative non sono molte…

Pensi di cambiare?

Intanto continuo a fare ciò che sto facendo e poi, chissà? Io un sogno ce l’avrei.

Di cosa si tratta?

Riguarda una passione che ho sempre avuto e che ora, grazie alla mia maggiore autonomia economica, ho deciso di assecondare. Il mio sogno è sempre stato quello di imparare a cavalcare e così, sei mesi fa, mi sono iscritta a un corso di equitazione. Ho già conquistato il primo patentino e tra alcuni mesi otterrò anche il primo brevetto di istruttrice…

Stai forse alludendo all’ippoterapia?

Proprio così. In questa zona non ci sono maneggi che la praticano ma il bacino di utenza non manca. Le famiglie che vorrebbero per i loro figli un trattamento ippoterapico non hanno punti di riferimento in zona.

Cosa ti convince dell’ippoterapia?

Il fatto che il cavallo, quando fa amicizia con l’uomo, ama dipendere da lui. Questo, per un ragazzo Down o con altre disabilità, è un incentivo verso una maggiore autonomia e l’assunzione di responsabilità. Ovviamente andare a cavallo è utile anche per migliorare la postura, acquisire un migliore coordinamento e rafforzare l’immagine del sé corporeo.

In sintesi qual è il tuo obiettivo?

Diventare istruttrice specializzata in ippoterapia e, grazie a questo particolare brevetto, chiedere ai maneggi della zona di essere inserita come terapista nelle loro attività: penso che potrebbe essere un servizio molto richiesto…