INTERVISTA A SABRINA MADARENA

Al telefono Sabrina Madarena, Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia formatosi con l’Istituto Cortivo, ha una voce dolce e squillante assieme, l’accento melodioso tipico di chi è nato in Calabria. È un lunedì mattina quando mi metto in contatto con lei. Si sta prendendo una pausa dal lavoro e volentieri mi racconta la sua esperienza.

Dopo il diploma magistrale ho iniziato subito a lavorare con i bambini. Ho fatto per anni la baby sitter ma anche l’animatrice. Organizzavo feste di compleanno ed è sempre stato un successo. Ai bambini piaccio, probabilmente perché sentono il mio entusiasmo, la voglia che ho di stare con loro.

Quando hai deciso di iscriverti all’Istituto Cortivo?

È stato qualche anno fa. Ho visto la pubblicità tra le pagine di un settimanale e ho pensato che poteva essere la scelta giusta per riprendere gli studi e dare una svolta alla mia vita.

Come è andata?

Benissimo: il Centro Didattico era a Catanzaro, molto comodo da raggiungere. L’organizzazione del corso, poi, sembrava tagliata apposta su di me e sui miei ritmi di lavoro. Se ci fosse stata la frequenza obbligatoria non avrei potuto frequentare. Sono contenta della mia scelta: con l’Istituto Cortivo ho potuto acquisire strumenti teorici e pratici fondamentali per questa professione.

Dove hai svolto il tirocinio?

Presso l’Istituto Palazzolo Casa Famiglia di Borgia, gestito da religiose. Non è stato facile. L’Istituto era reduce da una brutta esperienza con i tirocinanti che mi avevano preceduta. Mi hanno accettato solo perché a presentarmi è stata una mia carissima amica che, da bambina, ha vissuto per un periodo nella Casa. Nei primi tempi non è stata una passeggiata, le educatrici mi davano poca confidenza e ho dovuto metterci tutta la mia buona volontà per conquistare la loro fiducia.

Cosa le ha convinte che di te potevano fidarsi?

La mia serietà, credo. E anche la mia preparazione. Gli studi fatti con l’Istituto Cortivo e l’esperienza che comunque avevo già avuto con il mondo dell’infanzia mi avevano dato le basi fondamentali per poter affrontare qualsiasi situazione con l’atteggiamento giusto, dal comportamento da tenere con i bambini traumatizzati alle norme utili per il primo soccorso… Dopo un po’ si sono accorte che ero affidabile, riservata, capace di creare un buon rapporto con i minori ospiti. Me la sono sempre cavata bene, anche di fronte a casi urgenti, bambini giunti in piena notte, spaventati diffidenti, scioccati, di cui non conoscevo nulla… In questi frangenti bisogna avere presenza di spirito, saper accogliere e rassicurare, offrire quel calore e quelle attenzioni che permettono al minore di adattarsi al nuovo ambiente.

Quali erano i tuoi compiti?

Badare alla casa e ai ragazzi: pulire, occuparmi della cucina, rifare le camere, seguirli nei compiti, somministrare le medicine seguendo scrupolosamente le indicazioni del pediatra… E poi ascoltarli, stare loro accanto con infinita pazienza, parlare con i genitori e anche con le coppie adottanti.

Non deve essere stato facile?

Come ho detto, bisogna avere pazienza. Sono bambini che hanno subito un abbandono o un distacco traumatico dalla famiglia. Bastano un gesto o un tono di voce un po’ bruschi a spaventarli. Scattano meccanismi di difesa che li portano a chiudersi come ricci. I primi giorni non rispondono alle domande e ai saluti, sembrano non ascoltare, non ti guardano negli occhi… Bisogna saper aspettare e allora, prima o poi, quando sentono che c’è un vero interesse nei loro confronti, pian piano cedono alla dolcezza e cominciano ad aprirsi.

Qualcuno chiama questo modo di fare “il tatto del cuore”…

È l’unica via per avere accesso al loro mondo di sentimenti, per instaurare una relazione positiva.

Ti ricordi qualche caso in particolare?

Una bambina separata a cinque anni dal suo fratellino appena nato, che ha trovato immediatamente una famiglia adottiva. Lei, invece, è passata attraverso tre tentativi di adozione, tutti falliti. Il problema è che, quando l’adozione fallisce, noi educatori dobbiamo ricominciare tutto da capo perché in questi casi l’autostima del bambino viene completamente annullata. Penso che ci sia molto da fare sull’adozione in Italia. Le coppie dovrebbero acquisire più consapevolezza sui problemi di questi bambini.

Come mai non lavori più presso la Casa?

Il progetto si è interrotto e la Casa si sta momentaneamente riorganizzando. Comunque mi hanno messo in cima alla lista degli operatori che hanno intenzione di richiamare. Anche perché i bambini si sono molto affezionati a me. Per ora continuo ad andare a trovarli una volta alla settimana. Per quanto riguarda il lavoro, invece, ho ripreso a fare la baby sitter, in attesa dei prossimi sviluppi.

Sei fiduciosa?

Sì, dopo l’esperienza con l’Istituto Palazzolo, ho capito che questa è la mia strada. Vorrei al più presto riprendere da dove ho interrotto. Se ricomincerò a lavorare alla casa vi avvertirò, così ci risentiremo per aggiornarci sulle novità.

In bocca al lupo allora, spero di sentirti presto…