INTERVISTA A ROSANNA ESPOSITO

Da poco laureata in Sociologia, Rosanna Esposito ha ventiquattro anni e un attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia conseguito nel 2006 presso la sede napoletana dell’Istituto Cortivo nel 2001. Attualmente lavora presso una comunità per minori in provincia di Napoli gestita dalla Cooperativa Itaca, la stessa presso la quale ha svolto il tirocinio.

Lavoro in comunità dallo scorso marzo e, tra poco, sarò assunta a tempo indeterminato. Sono molto contenta di ciò che sto facendo anche se vorrei che il mio lavoro fosse più riconosciuto dal punto di vista economico.

Raccontaci un po’ del tuo percorso: cosa ti ha portato a occuparti del sociale?

Terminato il liceo psico-pedagogico ho provato ad iscrivermi a Psicologia ma, per vari motivi, non ci sono riuscita e così mi sono iscritta a Sociologia. Poi, tramite un amico di un’amica, sono venuta a conoscenza delle opportunità offerte dall’Istituto Cortivo. Per la mia vita è stato un passo fondamentale… Grazie all’Istituto Cortivo non solo ho potuto accedere ufficialmente al mondo del lavoro ma ho avuto anche la possibilità di esprimere le mie qualità in una professione che ritengo molto gratificante sul piano della soddisfazione personale, esperienza fuori dal comune per la maggior parte dei giovani qui al Sud.

Che ricordi hai del tuo tirocinio?

Ciò che mi è rimasto di quell’esperienza è la certezza di quanto un bravo operatore possa essere importante nella vita di un bambino sfortunato. Nella Casa Famiglia c’erano in particolare minori con problematiche legate all’abuso sessuale e ai maltrattamenti. Bambini segnati, diffidenti, con cui non era facile legare. Ci sono volute tanta pazienza, comprensione e anche forza per sostenere le loro sofferenze. Ricordo ancora i preparativi per il Natale, le uscite, le feste a sorpresa che hanno organizzato per il mio compleanno, i sabati sera con pizza e film… Alla fine è rimasto un grande affetto. Continuiamo a vederci: ora sono cresciuti, il ragazzo più grande ha 18 anni. Sono diventati più forti, autonomi, responsabili. Quando li vedo così sicuri di sé, capaci di fare progetti per il futuro, equilibrati nel rapporto con gli altri, allora penso che tutto questo è anche un po’ merito mio…

E della comunità dove stai lavorando cosa ci dici?

Qui la problematica è più relativa al maltrattamento. Ci sono sei bambini, quattro tra fratelli e sorelle e due sorelline. Dei quattro fratelli e sorelle, tre sono caratterizzati da un lieve ritardo mentale. I genitori non sono stati in grado di prendersi cura di loro: il padre, alcolizzato, ha comportamenti violenti, la madre, minus mentale a sua volta, non è capace di assumere sufficientemente il suo ruolo genitoriale. Al loro arrivo in comunità i bambini erano abbandonati a se stessi, sporchi, malnutriti, privi di regole e non scolarizzati. Oggi i bambini stanno meglio e proprio in questi giorni ho saputo che il tribunale ha deciso che due di loro torneranno a vivere con i genitori. Il più piccolo invece sarà dato in affidamento a una coppia alla quale il bambino è già molto affezionato.

Progetti per il futuro?

Tanti ma niente di preciso: vorrei verificare le opportunità offerte dal progetto Baby Planet, aprire una ludoteca sarebbe bello, mi consentirebbe di fare qualcosa di buono per i bambini. Per ora, oltre a dedicarmi con entusiasmo al mio lavoro, sono impegnata in una ricerca sociologica in campo sanitario per l’ASL di Nola e sto frequentando un corso di formazione nell’ambito delle Risorse Umane, altro mio settore di interesse. Sto anche pensando di inviare all’Istituto Cortivo il mio curriculum per diventare docente in uno dei suoi Centri Didattici. L’esperienza non mi manca e la laurea nemmeno. Se mi vogliono, sarò lieta di dare il mio contributo.