INTERVISTA A RACHELINA LOMANTO

Il tirocinio come porta d’ingresso per il lavoro: una possibilità sempre più concreta per molti Operatori Socio Assistenziali con formazione Cortivo. È ciò che è successo anche a Rachelina Lomanto, assunta con un contratto a progetto proprio dalla Cooperativa Iskra di Sala Consilina, presso la quale aveva svolto l’esperienza di tirocinio. Laureata in Sociologica, 31 anni e una preparazione davvero notevole, Rachelina è oggi educatrice presso centri diurni per l’infanzia e l’adolescenza attivi nei comuni di Paterno e Satriano (PZ).

Quante ore lavori?

In tutto 15 ore settimanali, 5 presso il centro di Paterno, 5 a Satriano e altre 5 a domicilio per seguire una ragazzina con problemi di apprendimento.

Come sono organizzati i centri?

Sono aperti il pomeriggio per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. La finalità è seguire soprattutto minori con difficoltà scolastiche o con disagi familiari, ma sono comunque accessibili a tutti i ragazzi dei due Comuni proprio per non creare problemi di emarginazione. Le prime due ore sono dedicate allo studio, le altre tre a varie attività, dai giochi non strutturati ai vari laboratori di teatro, musical, manipolazione, fotografia, ecc. La scorsa estate, quando i due centri erano aperti anche il mattino, abbiamo promosso una bella iniziativa a favore della tutela ambientale. In poche parole abbiamo ‘adottato’ la Villa Comunale e i bimbi si sono divertiti a curarla e a pulirla.

Tutte proposte accattivanti…

Sì. È proprio per questo che i due centri sono frequentati molto volentieri.

Merito anche degli educatori.

Beh, nel mio caso gli studi che ho fatto sono stati fondamentali per svolgere bene il mio lavoro: prima l’università, poi il corso di formazione dell’Istituto Cortivo per Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia, che ho potuto conseguire grazie a un piano di studi molto personalizzato. Utilissimo è stato il tirocinio, essenziale per affrontare con competenza e direttamente sul campo questa professione. Molti dipende dalla situazione, io sono stata fortunata perché mi sono state sin da subito affidate delle responsabilità e questo mi ha permesso di crescere e di mettermi alla prova.

Cosa ricordi di quel periodo?

Due casi in particolare: quello di una bimba figlia di genitori separati con una mamma che doveva lavorare e provvedere interamente al suo mantenimento e poi quello di un bimbo con notevoli difficoltà di apprendimento scolastico. Frequentando il centro e con l’aiuto di noi operatrici, è migliorato tantissimo al punto che le sue insegnanti si sono stupite dei risultati raggiunti.

Cosa vorresti per il tuo futuro?

Anzitutto lavorare più ore la settimana e poi, possibilmente, partecipare a un progetto rivolto all’infanzia dove siano coinvolti più professionisti. Insomma, una situazione più strutturata e organizzata per affrontare il disagio familiare. Ogni tanto con le mie colleghe sogniamo di mettere a punto un progetto tutto nostro ma, come sempre, ciò che ci scoraggia è la difficoltà a reperire i fondi per iniziare. Spesso quello che manca a noi giovani è proprio un piccolo aiuto iniziale…