INTERVISTA A PATRIZIA RUGGERI

Una vita per il sociale: questa l’esperienza di Patrizia Ruggeri di Messina che, agli inizi come volontaria e da oltre undici anni come operatrice, si occupa di bambini e adolescenti disagiati. Con un diploma di liceo classico alle spalle, si è iscritta all’Istituto Cortivo ed è diventata Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia.

Attualmente lavoro presso una casa-famiglia gestita dall’Istituto Figlie del Divin Zelo, lo stesso in cui ho operato per anni come volontaria. Ero talmente coinvolta in ciò che facevo che decisi di farlo diventare a tutti gli effetti un lavoro. Ho iniziato come assistente durante il doposcuola seguendo i ragazzini con probelmi di apprendimento in orari post-scolastici. Poi sono arrivati i centri estivi e, infine, la casa-famiglia, alla quale dedico gran parte della mia vita, comprese molte ore extra orario.

Quanti bambini stai seguendo attualmente e in quanti operatori siete?

I bambini sono sette, tutte femmine in età da scuola elementare tranne un maschietto, fratellino di una delle ospiti. Di solito il nostro servizio riguarda solo bambine ma, spesso, facciamo un’eccezione per mantenere il legame familiare tra fratelli, importantissimo per il loro equilibrio psico-affettivo. Come operatori siamo praticamente in due, io e una suora. Ma siamo un team molto affiatato e i nostri ragazzi vivono in un clima autenticamente accogliente e familiare.

Chissà quanti bambini hai conosciuto in tutti questi anni…

Tanti… Alcuni mi telefonano ancora. Diciamo che con molti abbiamo creato un rapporto molto stretto. Naturalmente sempre tenendo le giuste distanze. Quando le bambine arrivano da noi, chiariamo subito il fatto che cercheremo per loro una famiglia affidataria in cui potranno ricevere le giuste attenzioni. Loro sanno benissimo che qui sono solo di passaggio, anche se…

Anche se?

Purtroppo non sempre gli affidamente vanno a buon fine. Molte famiglie partono con i migliori propositi ma i bambini abbandonati o maltrattati spesso sviluppano delle problematiche relazionali così difficili e impegnative da richiedere grande carattere e soprattutto un’adeguata preparazione. La buona volontà, da sola, non basta.

Parlaci delle bambine che giungono nella casa famiglia. Cosa le conduce da voi?

Quasi sempre la povertà estrema, la trascuratezza, il fatto che i genitori sono in difficoltà a svolgere le loro funzioni educative e affettive. I problemi sono spesso le botte, le violenze, gli abusi sessuali. Il senso di abbandono, di disistima, di impotenza, cresce ulteriormente quando fallisce anche l’affidamento. Allora per il bambino diventa veramente difficile pensare di potersi fidare di qualcuno e di lasciarsi amare.

Parliamo dell’Istituto Cortivo: perché ti sei iscritta?

Volevo un titolo che attestasse la mia specializzazione nel campo dell’infanzia. La mia intenzione era seguire un corso regionale ma, vista la frequenza obbligatoria tutte le mattine, ho dovuto rinunciare. Sono state le suore del Divino Zelo a suggerirmi questa opportunità. Alcune di loro avevano già frequentato l’Istituto Cortivo e si erano trovate molto bene. Avevano ragione: l’Istituto Cortivo è perfetto per chi come me lavora. Tra l’altro qui a Messina il Centro Didattico funziona molto bene e i docenti sono molto disponibili.

Quindi pensi che l’attestato sia la soluzione migliore per “ufficializzare” il tuo ruolo all’interno della casa famiglia?

Sì, proprio così. Anzi. Credo che l’Istituto Cortivo dovrebbe informare maggiormente i Tribunali dei Minori sulle caratteristiche dei suoi corsi di formazione. Le strutture come la nostra sono sottoposte a periodici controlli giudiziari durante i quali i funzionari possono chiedere di visionare i titoli degli operatori. Non tutti conoscono l’Istituto Cortivo ma, quando vengono informati, rimangono tutti positivamente colpiti dalla serietà e dalla completezza della sua offerta formativa.