INTERVISTA A ORNELLA FIORENTINO

Ho un diploma di ragioniera. Ma fin da ragazza sentivo dentro di me l’istinto di occuparmi di chi era in stato di bisogno, dei più piccoli e più indifesi. Non a caso, quindi, il mio primo lavoretto trovato quando ancora frequentavo le superiori era stato quello di animatrice nelle feste organizzate per i bambini. Poi, per due anni, ho trovato impiego come assistente in una ludoteca vicina a casa mia e poi ancora, per tre anni, come maestra in un asilo nido privato“.

Quasi trent’anni, napoletana, Ornella Fiorentino ha recentemente concluso il corso OSA per l’infanzia. La prossima domanda è quindi d’obbligo: quando sei venuta a contatto con l’Istituto Cortivo?

Proprio mentre lavoravo presso l’asilo. Sentivo l’esigenza di rafforzare la mia esperienza con gli elementi teorici che solo un corso di studi poteva fornirmi. Ho scelto l’Istituto Cortivo perché ne avevo sentito parlare bene e anche perché mi permetteva di abbinare lo studio e il lavoro. Da maggio a luglio del 2005 ho svolto il tirocinio presso l’Auxilia Cooperativa Sociale Assistenza Domiciliare ed è stato un vero colpo di fortuna. Mi sono trovata subito benissimo ed evidentemente anche la dirigenza e lo staff della della Auxilia mi hanno apprezzato al punto da offrirmi, a partire dal primo dicembre scorso, il contratto a progetto rinnovabile cui ho aderito con interesse e che tuttora sto portando avanti“.

Di cosa si tratta?

Di chi si tratta, sarebbe meglio dire. È una bimbetta di tre anni. Bella ma figlia di una famiglia poverissima che abita in uno dei quartieri più degradati della città. Un ambiente molto difficile, che però mi ha profondamente coinvolto. Pensi che quando, su indicazione dei servizi sociali, sono entrata per la prima volta in casa, ho saputo che la piccola fino ai due anni non era praticamente mai uscita dal suo box. Era molto aggressiva e molto repressa. Aveva un fratellino più piccolo di lei e, appena trovaa l’occasione, tentava di picchiarlo. Parlava poco e male, però diceva un sacco di terribili parolacce. Non aveva giocattoli, solo due pentoline e una bambola. Questa era la sua situazione solo pochi mesi fa“.

Ci sono stati dei progressi?

Certo, la piccola aveva soprattutto bisogno di attenzione. Quando ha capito che io ero lì per lei, mi si è subito affezionata. Sto con lei circa cinque ore al giorno, la mattina e qualche pomeriggio, per una media di 96 ore al mese. Cerco di educare lei e nel contempo di educare anche la madre. Quando le dico che non si mangia con la bocca aperta alzo la voce in modo che mi senta anche la mamma, perché anche lei mangia in quel modo e la bambina non può imparare se ha sempre davanti un cattivo esempio. Il risultato più importante però l’ho ottenuto nel suo comportamento nei confronti del fratellino. Adesso ci gioca, gli vuole bene, e di questo sono proprio soddisfatta“.