INTERVISTA A MONICA IMMACOLATA GULLÀ

Forte dell’attestato dell’Istituto Cortivo come Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia, iscritta anche al corso per Operatore Multiculturale, Monica Immacolata Gullà è stata assunta a tempo indeterminato presso la scuola elementare parrocchiale del suo paese in provincia di Catanzaro.

Un lavoro sicuro a 26 anni: fortuna o capacità?

Entrambe le cose. Anzitutto fortuna perché faccio un lavoro che mi piace. Per quanto riguarda l’assunzione devo dire che due cose hanno giocato a mo favore: il servizio civile svolto presso un campo profughi e la mia formazione con l’Istituto Cortivo, considerata una garanzia di seria preparazione professionale dai responsabili della struttura.

Qual è il tuo compito?

Lavoro 35 ore la settimana e mi divido tra più classi, dove seguo uno o due bambini con problemi di apprendimento. Sembrano bambini poco intelligenti, ma non è così. Il ritardo nello sviluppo è spesso causato dall’ambiente familiare disagiato da cui provengono, dove non sono sufficientemente curati e stimolati. Hanno carenze cognitive, affettive e di socializzazione. Vengono spesso trascurati nell’igiene e nell’alimentazione. Sono bambini che tendono ad essere emarginati e che sviluppano di conseguenza una scarsa autostima. A volte reagiscono al rifiuto da parte dei compagni con atteggiamenti aggressivi. Io li definisco bambini spenti nello spirito…

È difficile rapportarsi con loro?

Ogni caso è diverso dall’altro. Io, comunque, cerco di stimolarli e soprattutto di valorizzarli, di apprezzare ciò che fanno, di farli sentire importanti. I miei interventi, che riguardano soprattutto i rudimenti dell’alfabetizzazione, sono inseriti all’interno di programmi personalizzati che riguardano anche il momento della pausa mensa, molto importante per apprendere le regole fondamentali dello stare insieme agli altri.

Segui anche bambini stranieri?

Sì, ci sono tre sorelline bosniache di religione musulmana e alcuni bimbi polacchi. In questo caso il problema non è la scarsa capacità di apprendimento ma semplicemente la differenza culturale e linguistica.

Prima ci accennavi a una tua esperienza di volontariato in un campo profughi. Come è andata?

È stato un momento molto forte della mia vita. Agli inizi avevo paura. Poi, al di là delle differenze, ho avuto la conferma di alcuni valori universali: l’amicizia, l’amore delle mamme nei confronti dei figli… Insomma il linguaggio dell’amore è davvero comprensibile a tutti. Insegnavo l’italiano e tutti avevano una gran voglia di imparare. Un’esperienza importante che mi ha spinto a iscrivermi al corso per Operatore Multiculturale: sentivo la necessità di saperne di più, di avere ulteriori conoscenze per affrontare una realtà che si sta facendo sempre più multiculturale.

Sei giovane: hai progetti per il futuro?

Sono iscritta al liceo psico-pedagogico e, tra i miei sogni, c’è anche una laurea come assistente sociale specializzato nel settore infanzia. Il mio obiettivo è acquisire sempre più strumenti teorici e pratici per aiutare i bambini in difficoltà.