INTERVISTA A MONICA GUSMINI

Monica Gusmini ha terminato il suo corso di studi all’Istituto Cortivo come Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia l’aprile scorso ma già da ottobre 2005 lavora presso il Centro Educativo Tandem gestito dalla Cooperativa Sociale Casa del Fanciullo di Piacenza, lo stesso dove ha svolto il tirocinio. Ha trent’anni e ha sempre lavorato a contatto con le persone.

Sì, nella mia vita ho fatto di tutto: la baby sitter, per cinque anni assistente alla poltrona in uno studio dentistico e poi addetta a varie mansioni in un ristorante, in un’assicurazione e in una palestra. Tutto lavori che comunque richiedevano un contatto diretto con le persone. È stato così che ho scoperto di avere buone doti comunicative, la capacità empatica di entrare in relazione con tutti“.

E hai deciso di investire in questa direzione…

Entrare in contatto con l’Istituto Cortivo ha dato una svolta decisiva alla mia vita perché mi ha dato la possibilità di specializzarmi anche se avevo solo il diploma di terza media. Per me è stato gratificante studiare, sentirmi seguita e sostenuta dai professori, ottenere l’attestato e, soprattutto, vivere l’esperienza del tirocinio, un’opportunità che si è dimostrata utile anche come sbocco lavorativo“.

Raccontaci come è andata.

È successo che lo stesso giorno in cui sono giunta al Centro come tirocinante è arrivato un ragazzino di 14 anni a dir poco vivace. Un vero terremoto: iperattivo, aggressivo con le parole e con i fatti, piuttosto sgarbato e assolutamente incapace di accettare le regole. Un adolescente difficile da gestire, con problemi scolastici. Ha una storia dolorosa alle spalle, con un’infanzia trascorsa con il papà gravemente ammalato e poi deceduto. Oggi vive con la mamma e il fratello e viene al Centro per recuperare i suoi debiti scolastici. Ricordo che non ubbidiva a nessuno, tranne che a me. Così, quando ho finito il tirocinio, mi hanno chiesto se volevo rimanere e occuparmi di lui. Oggi lavoro tre pomeriggi la settimana e divido le mie ore tra lui e un gruppo di altro ragazzi“.

Quali sono le strategie che hai adottato per far cambiare atteggiamento a G.?

Ho capito che si comportava in quel modo per richiamare l’attenzione su di lui. Così, quando disubbidiva o provocava, facevo l’indifferente. Se non hai voglia di studiare, gli dicevo, fai pure, tanto a scuola ci vai tu. E mi allontanavo. Poi era lui che mi veniva a cercare. Insomma, ha capito che con me non serviva esagerare e che se voleva la mia attenzione doveva darmi qualcosa in cambio. Con ragazzi come G. ci vuole polso ma anche capacità d’ascolto. Con me parla, aanche perché so mettermi sul suo piano, non minimizzo le sue preoccupazioni da adolescente, anzi, gliele faccio tirare fuori. Sono anche l’unica a cui confida i suoi segreti perché ha fiducia in me e sa che lo rispetto“.

La scuola ormai è terminata. Continuerai a lavorare al Centro?

Sì, stiamo organizzando i campi estivi. Ci saranno molte attività ludiche ma anche escursioni, laboratori di fotografia, biciclettate, piscina, cineforum…“.

Sembri entusiasta del tuo lavoro.

Lo sono davvero. Finalmente faccio quello che so fare meglio: stare con i bambini e i ragazzi. La sera la stanchezza si fa sentire ma quanta soddisfazione… E ogni giorno mi sento sempre più incoraggiata a continuare, merito anche delle attenzioni con le quali i ragazzi mi accolgono tutti i giorni: abbracci, sorrisi e tanto calore umano. Sento che c’è uno scambio reciproco continuo, io do il meglio della mia anima e loro mi ricompensano. È bellissimo.“.

Progetti per il futuro?

Mi sto guardando in giro. L’obiettivo è il lavoro a tempo pieno. Le prospettive non mancano e i contatti neppure. Sono molto fiduciosa“.