INTERVISTA A MONICA CATIGNANI

"Dopo la laurea triennale in Relazioni Pubbliche – ricorda Monica Catignani di Spinea in provincia di Venezia – mi sono ritrovata un po’ confusa sulla possibilità di continuare gli studi oppure di fermarmi e cercare una qualche occupazione. Ho scelto questa seconda opzione e, per due anni, ho lavorato come segretaria amministrativa. Con il passare del tempo, però, la mia insoddisfazione cresceva, non riuscivo a pensarmi per tutta la vita dentro un ufficio e, pian piano, nella mia mente si faceva sempre più spazio un sogno nel cassetto che coltivavo sin da adolescente: impegnarmi nel sociale, trovare una strada che mi portasse ad alleviare il disagio dei più deboli, dei bambini in particolare".

Un cambiamento radicale…

"Dovevo mettere in discussione tutto quello che avevo fatto sino a quel momento. Volevo cambiare, sì, ma come? Avrei potuto riprendere l’Università ma non ero sicura di poter sostenere l’impegno che richiedeva. L’alternativa era iscrivermi all’Istituto Cortivo, e così ho fatto, nel 2008. È stata una scelta davvero felice: in meno di due anni sono diventata OSA per l’Infanzia, ho partecipato a seminari, ho seguito il corso di Impresa Sociale. Stavo crescendo nella teoria e nella pratica, anche grazie al fatto che, nel frattempo, avevo trovato lavoro come animatrice nei centri estivi per bambini della scuola materna e per quelli dai sei ai dodici anni. In più, il parroco mi incaricò di gestire gli incontri per il catechismo. L’ho fatto per tre anni di seguito, portando i ragazzi sino alla comunione".

Accumulavi esperienze…

"Sì, tutte molto arricchenti, anche se non era quello il punto a cui volevo arrivare. La svolta è avvenuta alla fine del tirocinio che ho praticato presso l’Associazione Volontari del Fanciullo Casa Nazareth, un centro diurno per minori disagiati. Ci sono stata sette mesi, da gennaio a luglio del 2010, ed è stato un periodo molto positivo. La direzione è rimasta soddisfatta della mia esperienza e così alla fine è scattata la proposta di assunzione. Ho accettato con gioia: potevo aiutare bimbi e ragazzi in difficoltà, tenevo i rapporti con gli assistenti sociali, gli insegnanti e i genitori, ero arrivata dove volevo".

Tutto bene, quindi?

"Purtroppo no, non avevo fatto i conti abbastanza a fondo con me stessa. Non riuscivo a staccare, il lavoro mi coinvolgeva troppo, entrava a fondo nella mia vita privata, non riuscivo più neanche a dormire la notte, a poco a poco l’entusiasmo si trasformava in sofferenza. Per questo, quando mi hanno proposto il rinnovo del contratto, non me la sono sentita e ho rifiutato di continuare".

E poi?

"Nel giro di un mese ho trovato un altro impiego a Venezia, per conto della Cooperativa Lievito di Mestre, in una comunità di adolescenti dai 12 ai 18 anni. Qui l’ambiente è diverso, le problematiche sono più gestibili e mi sento serena. Lavoro a turni, il contratto mi è stato rinnovato sino a dicembre e spero proprio che prima o poi si possa trasformare in un tempo indeterminato. Mi trovo molto bene e mi rimangono energie per fare anche altro…".

Ovvero?

"Dal settembre del 2010 mi sono iscritta a Scienze dell’Educazione al corso di Animazione Sociale e Culturale per il Disagio e il Disadattamento. Adesso sono al secondo anno e gli studi mi sono molto utili per aggiornare e approfondire le mie competenze. Devo comunque sempre dire grazie all’Istituto Cortivo che mi ha dato non solo l’occasione per dare una svolta alla mia vita, ma anche le motivazioni per continuare a crescere, come persona e come professionista".

Come vedi il tuo domani?

"Spero di laurearmi presto e poi mi piacerebbe tanto aprire qualcosa di mio, un centro di accoglienza per l’infanzia, una comunità o un diurno, mi piacerebbe organizzarlo nel rispetto delle mie idee e aspettative, per dare il maggior benessere possibile ai bambini che accoglierò".