Intervista a Martina Staurenghi

Per molte allieve i corsi formativi dell’Istituto Cortivo rappresentano non solo una possibilità di realizzazione professionale, ma anche una via per riprendere a studiare, riacquistare fiducia in se stesse e concedersi un nuovo progetto di vita. Così è stato anche per Martina Staurenghi di Cislago in provincia di Varese, che alle spalle ha un difficile rapporto con la scuola. Oggi lavora in una Comunità per minori dove ha modo di praticare tutto ciò che ha appreso durante il suo corso di OSA per la specializzazione Infanzia.

“Dopo la licenza media mi ero iscritta al primo anno dell’Istituto IPSIA, ma è stato un percorso turbolento e difficile. I professori non sapevano ascoltarmi, non c’era comunicazione. E più il conflitto cresceva e più io mi sentivo insicura. La scuola non faceva bene alla mia autostima…”.

Com’è finita?

“Ho abbandonato gli studi, piuttosto scoraggiata. Mi ero iscritta a quella scuola perché desideravo trovare un lavoro a contatto con i bambini, ma, con la sola licenza media, il mio sogno non era realizzabile”.

Quindi?

“Per fortuna un amico di famiglia mi ha detto di provare a contattare l’Istituto Cortivo. A suo parere poteva essere un modo per superare i miei problemi scolastici. Aveva ragione: il fatto di poter studiare a casa e allo stesso tempo di poter contare su docenti sempre disponibili mi ha dato la carica giusta per percorrere sino in fondo la mia strada. Non sentivo più l’ansia da prestazione scolastica e, pian piano, con i miei tempi, ho terminato gli esami. A febbraio diventerò ufficialmente OSA per la specializzazione Infanzia con attestato dell’Istituto Cortivo!”.

Ci risulta che stai già lavorando. È così?

“Questa è la parte più interessante della mia vicenda: appena terminato il tirocinio, la stessa Associazione Gruppo Betania mi ha chiesto di sostituire una maternità presso la Comunità Casa del Sorriso. Il mio, infatti, è un contratto a termine ed è per questo che ho già iniziato a inviare il mio curriculum a varie realtà che si occupano d’infanzia. Sono anche in contatto con due agenzie interinali, speriamo bene…”.

Sei giovanissima, l’esperienza non ti manca… devi avere fiducia!

“In effetti ho già maturato due anni come operatrice in Comunità e a questo si aggiunge il volontariato che ho svolto con tanta passione in un reparto di Pediatria… Quest’ultima è stata un’esperienza fantastica, che mi piacerebbe ripetere”.

Raccontaci del lavoro in Comunità: qual è la cosa che senti di aver imparato di più?

“La gestione dei conflitti. Ospitiamo quattro ragazze adolescenti in affidamento che non sempre vanno d’accordo tra loro. Vivono le contraddizioni e le difficoltà di tutti i ragazzi d’oggi, ma a volte in modo esasperato, anche per via delle loro problematiche familiari. A volte sono testarde, competitive, vogliono avere la meglio sulle compagne… Oltre a loro ci sono anche le ragazze non residenti che seguiamo il pomeriggio con il progetto Punto d’Appoggio”.

Cosa offre la Comunità a queste ragazze?

“La possibilità di vivere in una dimensione familiare, seguite da adulti in grado di svolgere bene il loro compito educativo. Con noi imparano le regole della convivenza, a relazionarsi nel modo giusto, a vivere in modo sano l’affettività. Non solo, qui possono anche dedicarsi ai loro interessi: c’è chi ama la fotografia, chi il disegno o lo sport. A volte nei weekend tornano in famiglia oppure partecipano a varie uscite, ad esempio in montagna e alla pista di pattinaggio…”.

Ti piace il tuo lavoro?

“Molto, voglio continuare a lavorare con bambini e ragazzi. Ho l’entusiasmo e le competenze giuste, so di poter dare ancora tantissimo al mondo del sociale”.