INTERVISTA A MARINA FINOTTI

Raramente la strada verso un lavoro nel sociale è rettilinea e senza imprevisti. Quasi sempre è necessario provare, perseverare, cogliere le occasioni ma anche saper riorientare le proprie scelte con realismo, scegliendo i prossimi passi in base alle condizioni e alle possibilità che si presentano. Un buon esempio in questo senso giunge dall’esperienza di Marina Finotti, di Pieve Vergante in provincia di Verbania, con diploma di maturità scientifica e attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia ottenuto presso l’Istituto Cortivo nel dicembre del 1998.

Sì, ho fatto l’esame finale quasi dieci anni fa. Avevo sempre coltivato la vocazione per l’infanzia e avevo visto nell’Istituto Cortivo un percorso diretto verso il mio obiettivo: lavorare con i bambini. Ma non è stato facile. L’attestato garantiva possibilità di inserimento nel settore privato e qui nella mia zona a quel tempo c’erano davvero poche realtà di quel genere. Comunque, batti e ribatti, ho finalmente trovato la situazione che faceva per me: un asilo nido privato dove sono rimasta a lavorare, con grande soddisfazione, per tre anni.

E poi, hai dovuto lasciare?

Sì, ma per una cosa bellissima. Due anni fa sono diventata mamma di una bambina e, naturalmente, per un annetto mi sono dedicata completamente a lei. Ma poi sono tornata alla carica…

Racconta, cosa hai fatto?

Durante l’inverno 2006/2007 mi sono impegnata a creare un asilo nido nel mio comune. Non c’era nessuna struttura del genere in paese, avevo l’appoggio del sindaco, sembrava che dovesse andare a buon fine e invece in primavera, quando praticamente tutto era pronto per partire (avevamo anche una lista di richieste superiore ai posti disponibili) la cosa si è arenata, non ho mai capito davvero perché, ma il lavoro che avevo fatto aveva trovato degli ostacoli insormontabili ed era finito in qualche cassetto, in stand-by, spero in attesa di essere riesumato in futuro.

È stato un brutto colpo per te?

Mah, ormai ho imparato che il mondo del sociale è fatto così, pieno di bei progetti e buone intenzioni che spesso si tramutano in delusioni per decisioni politiche, per problemi di bilancio, per tanti altri inconvenienti che sorgono strada facendo. Ma ho imparato anche che bisogna sempre guardare al futuro con fiducia, le opportunità nascono quando meno te l’aspetti. Come è capitato a me la scorsa estate, in pieno agosto, quando sono stata convocata d’urgenza dal presidente di una scuola materna privata paritaria di un comune vicino al mio dove avevo lasciato il mio curriculum.

Cosa ti ha chiesto?

Mi ha dato quindici giorni per partecipare al Progetto Primavera, ovvero un’innovativa formula di assistenza all’infanzia per bambini di due anni, a metà fra il nido e l’asilo. Per fortuna un paio d’anni prima avevo partecipato al Corso Impresa Sociale organizzato a Padova dall’Istituto Cortivo, dove avevo imparato a fare un progetto per una struttura sociale. Detto e fatto, presentammo il progetto e ottenemmo il finanziamento: il Progetto Primavera poteva partire e io ne ero la responsabile.

E come sta andando?

Sta andando benissimo, ma anche qui ci sono dei problemi che non dipendono da me. Siccome questa particolare struttura richiede un rapporto 1 a 10 fra educatori e bambini e un tempo di assistenza che va dalle 6 alle 8 ore, ci sono dei problemi di gestione del personale e sembra proprio che dopo questo primo tentativo l’esperimento non verrà ripetuto. Pazienza, comunque mi hanno garantito la conferma della mia assunzione a tempo determinato anche per il prossimo anno e spero proprio che l’anno seguente verrò assunta a tempo indeterminato. A meno di sorprese che, come ho ben capito, sono sempre dietro l’angolo…