Intervista a Lorella Statzu

Entrata nel mondo del lavoro a 15 anni, Lorella Statzu di Dorno in provincia di Pavia è oggi Operatrice Socio Assistenziale per l’Infanzia grazie all’attestato conseguito con l’Istituto Cortivo nell’ottobre del 2011.

"Nella mia vita ho fatto mille lavori: operaia, cameriera, commessa, centralinista… Ma non mi sono mai sentita pienamente me stessa in quei ruoli. Il desiderio di cambiare è nato con la delusione dell’ultimo lavoro: avevo lavorato per due anni tramite agenzia interinale in un’azienda che, infine, in due secondi, mi ha liquidato come fossi un oggetto inutile. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di persona e questo mi ha fatto riflettere sul quel senso di insoddisfazione che avvertivo da tempo".

Quali erano i tuoi sentimenti?

"Non mi piacevo, sentivo di non dare al mondo il meglio di me stessa. Mi sentivo sprecata, non valorizzata e ho cominciato a chiedermi cosa potevo fare per cambiare le cose".

E a quel punto che decisioni hai preso?

"Ho pensato che mi aveva sempre attratto l’idea di fare qualcosa con i bambini e che forse era arrivato il momento di rifletterci seriamente. Sono convinta che le cose succedono quando devono succedere e la mia è una consapevolezza che ha origine in un lungo percorso di ricerca spirituale condotto con l’aiuto di una persona speciale. Anche grazie a lei ho potuto andare al fondo di me stessa e ritrovare il senso della mia vita. Ho iniziato a vedere quello che ero nella mia autenticità, senza paraocchi e pregiudizi, ho incontrato i miei limiti, ma anche i miei punti di forza e, soprattutto, ho appreso l’importanza dell’umiltà, la vera strada per trovare se stessi, i propri talenti e le proprie potenzialità creative".

La prima cosa concreta che hai fatto?

"Mi sono iscritta all’Istituto Cortivo, una decisione che ha rappresentato per me il momento della rinascita: finalmente mi concedevo uno spazio tutto per me, propositivo. Volevo una formazione che mi permettesse di trovare un lavoro gratificante…".

Ed è andata così?

"Sì, il corso come OSA per l’Infanzia ha soddisfatto tutte le mie aspettative, sia dal punto di vista dell’apprendimento, facilitato da testi che ho apprezzato per completezza e semplicità, sia per i docenti, qualificati e disponibili. Fondamentale è stato il tirocinio, che ho svolto in una casa d’accoglienza per mamme con bambini inserite in un programma di educazione alla genitorialità e alla crescita in consapevolezza. Era gestita dalla stessa Associazione (Casa d’Accoglienza Madre della Pietà Celeste Onlus) per la quale lavoro attualmente".

Ti hanno subito assunta?

"Hanno apprezzato la mia forza di volontà e lo spirito con cui mi relazionavo con le utenti e lo staff. D’altra parte, ricordo che sin dal primo colloquio io e la responsabile ci siamo subito capite e piaciute. La stessa psicologa mi ha poi detto che era stata apprezzata la mia predisposizione a voler imparare e crescere come persona e come professionista, la mia preparazione e soprattutto la forte motivazione".

Come ti trovi nel tuo nuovo ambiente di lavoro?

"Benissimo. Tutto ciò che faccio lo faccio con passione. Mi è stato affidato un ruolo educativo e cerco di svolgerlo al meglio affiancando le donne ospiti nel loro percorso di crescita. Mi piacciono l’atmosfera serena della casa e l’équipe, formata da operatori accoglienti e qualificati. Sono felice e lo dimostra il fatto che mentre lavoro non mi succede mai di guardare l’orologio. La stanchezza c’è, ma non è mai segno di fatica psicologica".

Di cosa ti occupi all’interno della casa?

"Cerco di essere un esempio positivo per le mamme, molte delle quali hanno difficoltà di relazione con gli altri e con i propri figli. Le invito a svolgere insieme le faccende domestiche, parlo con loro, le ascolto, le coinvolgo in varie attività. Alcune di loro sono straniere e seguono corsi di lingua italiana, altre sono impegnate in progetti di reinserimento lavorativo. Ciò che facciamo è supportarle nello sviluppo dell’autonomia necessaria per diventare delle buone madri".

Per il futuro?

"Lo immagino ancora qui, alla casa d’accoglienza, dove ho ancora molto da imparare e dove mi sento già appagata. Forse un domani sarò pronta a fare un ulteriore passo, magari creando una piccola impresa sociale, una comunità per mamme e bambini, o forse un asilo… In fondo, la vita mi ha insegnato che tutto è possibile".