INTERVISTA A LIDIA MINARDO

"Dopo il diploma di maturità magistrale – racconta Lidia Minardo di Vittoria in provincia di Ragusa – volevo iscrivermi all’Università, al corso in Scienze Sociali. Sin da piccola avevo sempre sentito un’attitudine verso il sociale, ero naturalmente portata a capire il disagio, a dare aiuto a chi ne aveva bisogno. Quando frequentavo le elementari c’era una mia compagna di classe che soffriva di un handicap piuttosto pesante: mentre gli altri tendevano a rifiutarla o a prenderla in giro, io me ne occupavo, e lo facevo con piacere. Poi, vista anche la problematica realtà in cui vivo, mi era capitato spesso di stare a contatto con persone svantaggiate e ne avevo sempre tratto motivi di soddisfazione personale. Per questo pensavo che quegli studi sarebbero stati giusti per me?.

E invece?

“Invece mia mamma, che ha una grande capacità di capire cosa davvero va bene per me, ha cominciato a cercare di convincermi ad iscrivermi all’Istituto Cortivo. Da tempo ricevevamo cartoline e dépliant dall’Istituto e, leggendoli, lei si era fatta l’idea che fosse un’occasione formativa importante, che, meglio dell’Università, potesse darmi la possibilità di trovare un lavoro in sintonia con il mio modo di essere?.

Così ti sei iscritta all’Istituto Cortivo per la specializzazione infanzia

“Sì, non ero molto convinta, ma ho dato ascolto a mia madre. Il bello, però, è stato che mano a mano mi sono sempre più appassionata. Io sono una persona che quando fa qualcosa, anche se non ci crede fino in fondo, la fa comunque con il massimo impegno. Per cui mi sono messa a studiare di buon grado e, giorno dopo giorno, mi sono resa conto che le materie mi piacevano: leggevo altri libri sui vari argomenti, cercavo altre informazioni su internet, mi ero davvero entusiasmata. Così ho finito gli esami con buoni voti e poi ho cominciato a pensare al tirocinio?.

Dove lo hai fatto?

“Anche nella scelta della struttura in cui svolgerlo ho seguito il consiglio di altri. Ero indecisa tra una scuola materna e una comunità per minori e ho chiamato l’Istituto Cortivo. La signora con la quale ho parlato mi ha caldamente suggerito di scegliere la comunità, un’esperienza nuova e diversa… Mi sono detta: provaci, casomai puoi cambiare dopo?.

E come è andata?

“L’approccio iniziale è stato tragico, i primi quindici giorni difficilissimi, tornavo a casa e piangevo. Avevo a che fare con un mondo che non sapevo neanche esistesse: la Comunità Alloggio Dike, gestita dalla Cooperativa Sociale Alfa, accoglieva ragazzi provenienti da istituti penitenziari, dai 14 ai 21 anni, anche tossicodipendenti e alcolisti, soggetti davvero tosti, gente che, se qualcosa non andava a loro bene, minacciava con il coltello, con una visione del tutto particolare sull’autorità, sugli operatori, sui tirocinanti… Ero spaventata, ma anche affascinata, è stato un incontro duro ma bello. Dopo un po’ ho capito che dovevo trovare una soluzione, non dovevo esercitare autorità, ma neanche provare compassione, dovevo capire il loro modo di pensare. E le cose sono cominciate ad andare per il verso giusto. Un passo molto importante è avvenuto dopo un paio di mesi, quando un giorno sono arrivata in comunità con una borsa di plastica piena di cioccolatini e dolcetti e ho cominciato a distribuirli a tutti: è stato un atto che hanno apprezzato. Da quel momento sono stata definita una “tranquilla?, nel loro gergo una persona di cui ci si può fidare. Insomma, anche grazie all’aiuto dei miei colleghi e del supervisore, davvero bravo nell’assistermi su ogni problema e nel mio personale processo di apertura alla situazione, dopo qualche tempo il rapporto con i ragazzi era diventato quello corretto, rispettoso dei reciproci limiti, ma molto positivo. Tant’è che alla fine del tirocinio, era il maggio 2009, i responsabili mi hanno chiesto se potevo restare a lavorare con loro. Dopo un breve periodo di prova, a giugno sono stata assunta a tempo indeterminato.

Dal tirocinio al lavoro, brava!

“Devo molto a mia mamma e all’Istituto Cortivo, ma anche alla mia costanza e alla determinazione con cui ho superato le difficoltà. Oggi sono molto soddisfatta, mi piace seguire questi ragazzi nel loro percorso verso una maggiore, possibilmente completa, autonomia. E’ un lavoro da fare con pazienza ed autorevolezza (non autorità come giustamente ho letto su un libro di testo dell’Istituto Cortivo), ma anche con il gioco e tanta empatia. Sono ragazzi che hanno bisogno di ritrovare se stessi… cosa c’è di meglio di un sorriso per ritornare a vivere?