INTERVISTA A LAURA DEZULIAN

Ricordo che da ragazzina, al momento di scegliere la scuola superiore, avevo già preso la mia decisione: avrei frequentato un istituto che mi desse la possibilità di lavorare con i bambini. In quel momento, però, era stato avviato un nuovo liceo che prometteva una formazione particolarmente qualificante e fu così che i miei genitori mi convinsero a seguire quella strada. Acquisita la maturità classica mi trovai tuttavia alle prese con un mercato del lavoro che non mi offriva nulla di più che lavoretti temporanei. È stato così che ho fatto un po’ la commessa e un po’ la cameriera negli alberghi della nostra bella Val di Non, e devo dire che stavo smarrendo il senso della mia direzione, immersa com’ero dentro l’esigenza dello stipendio a fine mese. Avevo poco più di vent’anni e, purtroppo, non ero soddisfatta di quello che stavo facendo

Così racconta Laura Dezulian, trentina di Vermiglio, Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia con attestato ottenuto nel 2001 presso l’Istituto Cortivo.

L’avvenimento che mi ha cambiato la vita è successo il giorno in cui ho trovato pubblicizzate sulle pagine di una rivista le proposte dell’Istituto Cortivo. Ho telefonato, mi sono informata, ho molto apprezzato la possibilità di poter seguire i corsi continuando a lavorare, e mi sono iscritta. Grazie alla buona formazione di base di cui disponevo, ma anche al fatto che le materie mi piacevano e che gli insegnanti mi supportavano con disponibilità e competenza, ho concluso il ciclo di studi in tempi piuttosto ridotti. Mano a mano rivolgevo sempre più la mia attenzione alle attività da fare con i bambini. Ho lavorato come volontaria nei campeggi estivi e ho seguito campi scuola organizzati dal Comune. Il mio sogno era di trovare occupazione in un asilo, ma l’occasione mi giunse invece dalla Cooperativa Sociale Progetto 92, con la quale ho lavorato per tre anni. Si trattava di seguire minori di famiglie disagiate, si facevano interventi educativi a domicilio per bambini dalla prima elementare in su, li aiutavamo a fare i compiti, soprattutto cercavamo di farli uscire, di toglierli almeno per un po’ dal difficile ambiente familiare. Adesso so che sono stati organizzati anche dei centri diurni dove i bambini possono tranquillamente socializzare senza la presenza dei familiari, ma quella volta l’unica soluzione era portarli fuori casa…

Non lavori più lì?

No, lasciai questo lavoro quando una dirigente scolastico mi chiese di seguire un ragazzino di media con ritardo mentale e problemi comportamentali. Passai così da educatrice domiciliare ad assistente educatrice. Durò un anno e fu una bella esperienza. Poi, quattro anni fa, diventai mamma di un bel bambino. Mi fermai per qualche tempo, poi ripresi sempre a scuola per aiutare un bambino albanese che aveva pesanti problemi con l’apprendimento della lingua italiana. Nel frattempo avevo lasciato un po’ di curriculum in giro ed è proprio grazie a questa iniziativa che ho trovato il lavoro che sto portando avanti tuttora.

Cioè?

Una scuola alberghiera mi chiamò per un caso piuttosto difficile: si trattava di due gemelle autistiche che avevano già frequentato per un anno e che per continuare avevano bisogno di un aiuto. Sono andata a conoscerle, non sembrava così difficile e ho accettato. Così è iniziato il viaggio che sto vivendo da tre anni. Quando le ho incontrate avevano quasi 17 anni, oggi ne hanno venti. Soffrono entrambe di autismo grave, non parlano, si esprimono con difficoltà a gesti. A scuola è stato realizzato un ambiente protetto, imbottito, perché nei momenti di crisi una diventa autolesionista, l’altra aggressiva nei confronti degli altri. Sono simili nell’handicap, ma diversissime nel carattere e anche nell’aspetto fisico, una magra, l’altra sovrappeso.

Un impegno difficile per te…

All’inizio sono partita con grande entusiasmo, ma ben presto mi sono resa conto che ogni piccolissima conquista era davvero una conquista e che le mie speranze erano in gran parte illusioni. La prima settimana volevo lasciare, poi ho tenuto duro, loro si sono abituate a me e io a loro. Sto con loro dal lunedì al venerdì dalle nove all’una. Facciamo attività, passeggiate, ma il dialogo è difficile. Vivono in un altro mondo, a momenti esprimono una violenza che può far male ma ormai riesco ad anticiparle, vedo le espressioni e intuisco le reazioni. È un’esperienza forte e coinvolgente, io non mi accontento mai ma i genitori sono molto contenti dei piccoli progressi che hanno fatto. Una delle attività di maggiore successo è la pet therapy. Il primo giorno avevano terrore del cane, non lo guardavano neanche, mentre adesso, dopo un anno, gli si siedono vicino, lo accarezzano, lo portano al guinzaglio, gli danno la crocchetta… Anche con me hanno cambiato di molto atteggiamento, alle volte mi fanno felice quando mi cercano, mi accarezzano i capelli…

Anche per loro la scuola sta finendo…

In effetti questo sarebbe l’ultimo anno, ma si sta parlando di continuare per un altro anno ancora. Poi nella stessa scuola ci sono altri due gravi in arrivo. Ci sarà un bel po’ da fare…