INTERVISTA A LAURA CUMER

Laura Cumer lavora come Operatore Socio Sanitario in una RSA di Rovereto in provincia di Trento. Oltre che del titolo di OSS, è in possesso anche dell’attestato di Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia conseguito nell’ottobre del 2007 presso l’Istituto Cortivo.

Sino a poco tempo fa lavoravo a Mori, sempre in zona, in un’altra struttura. Poi ho vinto un concorso come OSS e oggi lavoro qui a Rovereto. Il posto mi piace, seguiamo circa 72 anziani, quasi tutti non autosufficienti e, come personale, siamo una trentina. Ho un ottimo rapporto con i miei colleghi e occuparmi della terza età mi piace. Però…

Però?

Il mio sogno è di lavorare con i bambini. È stato il motivo che mi ha spinto ad iscrivermi all’Istituto Cortivo. Non il solo. Desideravo anche completare la mia formazione ampliando le mie conoscenze nel campo del sociale. Volevo studiare nuove materie che non fossero strettamente attinenti al solo ambito sanitario. Con i docenti dell’Istituto Cortivo mi sono trovata molto bene e, soprattutto, conservo un ottimo ricordo del tirocinio.

Dove lo hai svolto?

In una struttura per ragazze madri in grado di accogliere fino a un massimo di 15 ospiti. Si trattava di donne in difficoltà, alcune a causa di maltrattamenti, altre per povertà o per problemi di tossicodipendenza. A Casa Fiordaliso potevano seguire un progetto mirato alla loro crescita personale il cui obiettivo era di renderle in grado di prendersi cura dei loro figli. Il mio compito era di stare con i bambini di queste donne, bimbi con forti disagi e di età differenti. Tutte storie difficili, che ho potuto sostenere anche grazie alla preparazione specifica sul disagio infantile fornitami dall’Istituto Cortivo. Certo scoprire il dolore vivo di quei bambini è stato a volte pesante perché mi sono resa conto che in loro c’erano cicatrici profonde, di quelle che non si cancellano mai.

Dal tuo racconto si percepisce che è proprio con questi bambini che ti piacerebbe continuare a lavorare…

Sì. Sono tuttora molto legata a Casa Fiordaliso. Continuo a frequentarla come volontaria e non nascondo di nutrire qualche speranza di una futura collaborazione.

Vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

Mi ricordo in particolare di una bimba di cinque anni. Mi colpì perché non parlava ancora, a parte qualche monosillabo. Per comunicare usava solo il linguaggio gestuale ma si faceva capire benissimo. Il suo mutismo, mi avevano spiegato gli specialisti dell’équipe, era probabilmente dovuto a un forte trauma. Era una bimba bisognosa d’affetto, che chiedeva continuamente coccole come fosse ancora molto piccola.

Che differenza c’è nell’assistere bambini o anziani?

Sono entrambi bisognosi di cure ma le dimensioni sono molto diverse. Gli anziani sono adulti formati, con un loro carattere ben definito. Non sempre amano farsi assistere da chi, come me, è molto giovane. I bambini invece sono ingenui e, soprattutto, non si percepiscono come persone oggetto di assistenza. Sono spontanei, teneri, giocosi… Comunque i due lavori, anche se diversi, sono una fonte continua di gratificazione. Niente a che vedere con il mio primo impiego: un lavoro d’ufficio che sentivo arido e privo di soddisfazioni. Lavorare con persona è tutta un’altra cosa perché ti arricchisce molto di più dal punto di vista umano.

A proposito, progetti per il futuro?

Più che altro sono sogni, per il momento. Però, grazie all’Istituto Cortivo, ho conosciuto il Progetto Cortivo Baby Planet e mi ha molto interessata. È bello sapere che nel caso ci si mettesse in testa di aprire una propria struttura nel sociale c’è qualcuno pronto a darti una mano sul serio. Ormai l’avrete capito, mi piacerebbe tanto aprire un asilo nido, ma voglio farlo quando mi sentirò davvero pronta e adesso ho ancora tanto da imparare…