Intervista a Italia Bartuccio

"Da ragazzina avrei tanto voluto studiare per diventare maestra d’asilo – ricorda Italia Bartuccio di Roma – ma la scuola dove dovevo andare era nella zona della stazione Termini, che già a quel tempo non godeva di buona fama, e mio padre mi proibì di andarci. In alternativa ce n’era un’altra, ma era privata, costava troppo e fui costretta a rinunciare. Così, finite le scuole medie e frequentato per un biennio una scuola di avviamento professionale, su consiglio di mia madre appassionata di cucito, a sedici anni iniziai a lavorare come sarta. E ho continuato a fare questo mestiere, in un laboratorio, ma anche per conto mio, sino al 2006".

E poi?

"Avevo già 47 anni, mio figlio era ormai grandicello e mi capitò un’occasione che non volli perdere. Una mia conoscente mi disse che in un asilo nido vicino a casa mia, il ‘Ciripan’, cercavano una collaboratrice come addetta alle pulizie e cuoca; mi presentai e fui assunta. Ero finalmente nel luogo che avevo sognato tutta la vita e mi impegnai al massimo per restarci. Cominciai a farmi conoscere dalle titolari, dalle mamme e dai bambini e, piano piano, cominciai ad ottenere le prime sostituzioni, che mi permisero però di verificare che ero davvero adatta per seguire i bambini: loro stavano bene con me e io li adoravo. Era questa la mia strada, ma mi serviva un attestato professionale per poterla proseguire. Per questo nel 2010 mi sono iscritta all’Istituto Cortivo".

Come sono andati gli studi?

"Non sono stati facili. Lavoravo, mi svegliavo alle cinque del mattino, ma volevo raggiungere il traguardo con tutte le mie forze. Studiavo veramente, mi impegnavo e imparavo molto, ma la mia timidezza mi accompagnava anche durante gli esami. Quando sentivo su di me gli occhi degli insegnanti in attesa della giusta risposta andavo in confusione, la memoria mi tradiva … È stata molto dura, ma alla fine, grazie anche agli incoraggiamenti di mio figlio, delle insegnanti e dei genitori del nido, ce l’ho fatta".

E adesso?

"Sono al settimo cielo. Sono stata assunta con contratto a tempo indeterminato e sono un’operatrice a tutti gli effetti: seguo una classe di divezzi e mi trovo benissimo. Quando li vedo arrivare dimentico tutti i miei affanni: i bambini sono la mia vita e la mia gioia, sono tutto per me. Se ripenso al percorso che ho fatto per arrivare a questo punto, devo dire che è vero: quando una persona sente dentro di sé una vocazione trova il modo per soddisfare il suo desiderio. Quando facevo l’addetta alle pulizie cercavo sempre di apprendere qualche tecnica di insegnamento, come gestire al meglio i bambini, come farli giocare, come interessarli. Poi sono venute le prime esperienze pratiche e gli studi con l’Istituto Cortivo: il mio bagaglio aumentava, giorno dopo giorno, e adesso sono felice di poterlo usare per rendere più bello il rapporto con i piccoli, per farli stare bene, per farli crescere bene".