INTERVISTA A GIOVANNA FIRRINCIELI

"La passione per il sociale, per poter dare un aiuto a chi ha bisogno, bambini o adulti che siano, è sempre stata un sentimento che coltivavo nell’animo. Per questo, quando ho dovuto scegliere il corso di studi superiori, ho scelto il liceo socio psicopedagogico".

Decisa sin da ragazzina a seguire un percorso formativo che la portasse a lavorare nel campo dell’assistenza, Giovanna Firrincieli di Ragusa ha incontrato sulla sua strada l’Istituto Cortivo. Il come e il perché ce lo racconta lei stessa…

"Era un liceo sperimentale, il livello di preparazione era davvero alto e sentivo che era proprio la scuola che faceva per me. Andavo bene in tutte le materie, soprattutto la sociologia e la filosofia incentivavano le mie doti naturali di saper osservare, ascoltare, dare consigli. Dopo il diploma, però, sono cominciati i problemi. Avrei voluto iscrivermi all’università, ma il corso di psicologia, che mi sarebbe piaciuto più di tutti gli altri, richiedeva molti anni di studi e spostarmi in un’altra città molto più lontano. Così ho ripiegato su lettere moderne a Catania. Dopo un biennio, mi sono resa conto che non era quello che volevo e ho cercato un’alternativa".

L’Istituto Cortivo?

"Esattamente. L’ho trovato su internet, ho visto i programmi, il tirocinio, la serietà dell’offerta e mi sono iscritta per la specializzazione Infanzia. Ho frequentato presso la sede di Catania, anche se tutte le materie me le sono studiate a casa, telefonando solo quando avevo dei dubbi. Devo dire che ho trovato sempre una grande disponibilità da parte dei docenti a darmi i giusti suggerimenti".

Un corso valido, quindi…

"Sì, fornisce un buon bagaglio culturale e una visione completa da un lato e specifica dall’altro. Grazie all’Istituto Cortivo ho potuto apprendere molte cose che al liceo non mi erano state insegnate, in un’ottica più pratica, più professionalizzante".

Dove hai svolto il tirocinio?

"In un asilo nido con ludoteca a Ragusa. È stata un’eccellente occasione non solo per mettere in pratica tutte le nozioni apprese sui libri, ma anche per trovare la conferma che questo lavoro era adatto alle mie caratteristiche personali: nella quotidianità ho imparato a superare certi limiti che avevo, a migliorarmi per poter dare di più ai bambini. Mi sono messa d’impegno e, alla fine, sono stata ripagata".

Come?

"Le titolari della struttura dove ho svolto le 300 ore di tirocinio, mi hanno chiesto se ero disponibile a seguire il doposcuola del pomeriggio. Ho accettato e così, man mano, mi sono sempre più inserita. Adesso collaboro saltuariamente nel nido con bambini fino a tre anni ed è bellissimo. Giorno dopo giorno aumento la mia capacità di capire le loro esigenze, in particolare con i piccoli che più di altri sono bisognosi di attenzione ed affetto".

Cosa speri per il tuo futuro?

"Vorrei continuare a lavorare in quest’ambito, ma, se devo parlare di un sogno nel cassetto, mi piacerebbe avviare una realtà mia, un nido dove anche i genitori fossero coinvolti nel progetto educativo per dare maggiore armonia allo sviluppo dei loro bambini. Tante volte mi capita infatti di vedere che il nostro lavoro, improntato anche a dare ai piccoli delle regole di comportamento, viene stravolto da ambienti familiari in cui regna l’anarchia. Servirebbe una maggiore consapevolezza, perché il bambino non può passare continuamente da una realtà a un’altra del tutto diversa e il suo equilibrio ne risente. Credo che solo un bambino equilibrato con se stesso e con la realtà esterna potrà diventare domani un buon cittadino".