INTERVISTA A GIADA PIETRONI

Ho cominciato a lavorare nel campo del sociale quando avevo diciassette anni. Una famiglia aveva una bambina affetta da tetraplegia spastica, e mi ha chiesto di seguirla accompagnandola al Centro Riabilitativo Santo Stefano per le sedute di psicomotricità. Questo è stato il mio primo contatto con il mondo della disabilità ed è continuato per cinque anni“.

Così inizia l’intervista a Giada Pietroni, ventitreenne di Recanati, che oggi sta concludendo con buoni risultati i corsi dell’Istituto Cortivo per OSA in tre specializzazioni: infanzia, disabili, e multiculturalità.

È stato un quinquennio molto formativo. Assistevo alle sedute e, grazie alla disponibilità del personale del Centro, imparavo le tecniche per continuare ad applicarle con la bambina anche a casa. Così ho appreso moltissime cose sulla postura, sulla deambulazione e sull’alimentazione. Oltre che al Santo Stefano andavamo anche a Villa Pini dove c’era la piscina per le terapie di riabilitazione in acqua, molto interessanti ed efficaci“.

E poi, cos’è successo?

Una disgrazia. La bambina era molto migliorata. Mi era stata affidata quando aveva solo nove mesi, ed era riuscita a fare dei progressi veramente eccezionali. Non camminava da sola ma le bastava un minimo sostegno, masticava, stava seduta e sapeva dire sì e no con la testa. Il 27 aprile del 2004, mi ricordo ancora quel giorno come fosse oggi, mi hanno chiamata perché aveva avuto un rigurgito. Sono arrivata che c’era già il 118. L’abbiamo portata in ospedale ma è stato tutto inutile.

Un duro colpo…

Sì, è stato un bruttissimo momento. Ma la mia strada era tracciata, mi ero ormai resa conto che era questo che volevo fare nella mia vita: aiutare chi è in difficoltà, e ho continuato. Attraverso il Santo Stefano ho trovato altri sbocchi lavorativi. Per un anno ho seguito un bambino affetto da SMA n°2, ovvero atrofia muscolare spinale di secondo grado. Aveva 5 anni, psichicamente era a posto, aveva solo problemi fisici, si lavorava molto sulle gambe retratte, sul tronco e sulla respirazione. Poi per quattro mesi ho seguito una bambina con tetraplegia spastica e crisi epilettiche e, contemporaneamente, sono stata assunta dal Comune per assistere e dare supporto psicologico a una signora schizofrenica. Sempre in quel periodo seguivo anche un ragazzo con psicosi. Dovevo insegnarli ad usare la corriera per andare e tornare dal lavoro e aiutarlo a imparare le mansioni che gli erano state affidate“.

E quest’anno?

Ho ottenuto dal Comune un incarico di assistenza scolastica per 20 ore a settimana a un bambino tunisino affetto da tetraparesi. Nel pomeriggio, invece, sono stata assunta da una Cooperativa Sociale nel quadro del Progetto Sollievo per seguire un ragazzo di 27 anni con grave psicosi“.

L’esperienza non ti manca davvero!

In effetti in questi sei anni ho conosciuto vari aspetti dell’assistenza. Adesso, conclusi gli studi con l’Istituto Cortivo che peraltro mi sono molto utili per mettere meglio a fuoco gli aspetti teorici delle varie problematiche, spero proprio di trovare un impiego che mi consenta di continuare a fare un lavoro che mi piace con più continuità e maggiori sicurezze“.