INTERVISTA A FRANCESCA OCCHIPINTI

Emiliana di Parma, trentun anni, Francesca Occhipinti ha conseguito l’attestato dell’Istituto Cortivo come Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia nel 2000

Un’esperienza molto positiva. Ricordo con piacere il rapporto con i docenti, sempre disponibili e gentili. Ciò che ho apprezzato è il metodo di studio, molto diverso da quello tipicamente scolastico. L’atmosfera, anche durante gli esami, era sempre distesa e non sentivo mai quella soggezione che provavo di fronte ai miei professori del liceo. Insomma, era un ambiente molto ricco di umanità…

Quindi sei soddisfatta della tua formazione come Operatore Socio Assistenziale?

Sì, certamente, anche se oggi il mio titolo è quello di OSEA, ovvero Operatore Socio Educativo Assistenziale, una sigla che ben sintetizza il servizio che io e i miei colleghi garantiamo agli utenti, ovvero un supporto anche educativo ai bambini e ragazzi diversamente abili che frequentano la scuola dell’obbligo.

Lavori a stretto contatto con gli insegnanti di sostegno?

Sì, e a volte il rapporto può essere conflittuale. Spesso, infatti, è difficile tracciare una linea netta tra i due ruoli. Spesso succede che, mentre noi OSEA riconosciamo le mansioni didattiche dell’insegnante, non sempre veniamo riconosciuti nelle nostre capacità educative, che non sono quelle di accompagnare il ragazzo al bagno ma anche di seguirlo nel suo percorso di autonomia e di lavorare in rete con tutti gli attori che lo riguardano: dal logopedista al pediatra, dai servizi sociali che lo seguono alla famiglia.

Sei molto battagliera quando parli del tuo lavoro…

Forse perché in questo periodo io e i miei colleghi ci stiamo battendo per il riconoscimento della nostra professionalità, fatta di titoli, formazione, anni di lavoro e flessibilità. Con la nuova gara d’appalto siamo stati riassunti ma speravamo in un passaggio dal 4° al 5° livello. Non è solo una questione di retribuzione… si tratta di 50 euro lordi in più al mese. È soprattutto il diritto a essere considerati per quello che siamo, educatori capaci, con grandi responsabilità, da anni impegnati nelle progettazioni e nelle programmazioni. C’è un’altra cosa che non mi va giù ed è il fatto che i nostri colleghi assunti direttamente dal Comune vengono trattati in modo decisamente migliore. Eppure ci occupiamo delle stesse cose… Comunque la cosa buona è che è stato aperto un tavolo di trattativa. Speriamo bene…

Da come ne parli sembri comunque soddisfatta del tuo lavoro.

Dico di più. Lavorare con i disabili è stato educativo prima di tutto per me stessa. Con questi ragazzi sono maturata, ho imparato a non avere paura della diversità che, lo ammetto, quando ero molto giovane, mi spaventava. Più lavoro con l’handicap e più mi convinco che l’integrazione dei disabili nella scuola è stato un grande passo avanti per la nostra società.

Vedi dei cambiamenti nel tuo futuro?

Beh, diciamo che leggendo su Incontri le esperienze legate all’apertura di ludoteche e asili nido mi sta venendo la voglia di tentare anche questa nuova strada. Uno spazio gestito da me, dove lavorare con i bambini e dove, perché no, mettere a disposizione la mia esperienza con la disabilità… In fondo vivo a Parma, un territorio dove le opportunità e le risorse non mancano.