INTERVISTA A FRANCESCA NOLFO

"Mi sono diplomata in ragioneria – racconta Francesca Nolfo di Palagonia in provincia di Catania – ma già dal primo anno avevo capito che non era la mia strada. Sono andata sino in fondo più che altro perché mi trovavo bene con i compagni, ma studiare era una vera sofferenza. Poi, quando ho finito, per alcuni mesi ho provato anche a lavorare come ragioniera: di male in peggio, stare in ufficio a girare carte e far di conto non mi andava proprio".

Quindi eri insoddisfatta…

"In effetti non sapevo bene che pesci pigliare. Per fortuna, però, due ragazze che già frequentavano i corsi dell’Istituto Cortivo me li hanno consigliati. Mi piaceva stare con i bambini, avevo partecipato a varie iniziative della parrocchia in favore dell’infanzia e mi ero trovata molto bene. Ho deciso di provare e mi sono iscritta. Ho frequentato il Centro Didattico di Catania ed entro il primo anno avevo già superato oltre la metà degli esami. Poi, però, ho avuto un problema in famiglia che mi ha costretto ad interrompere per più di due anni. Appena ho avuto la possibilità, ho ripreso e concluso. Così, nel febbraio del 2010 avevo in mano l’attestato di OSA per l’Infanzia".

Dove hai svolto il tirocinio?

"In una comunità per minori. È stata un’esperienza bellissima, molto coinvolgente e ricca di soddisfazioni. C’erano tanti bambini di tutte le età, da quelli di un anno e mezzo sino ai ragazzi di sedici e con tutti ho instaurato rapporti molto profondi. Ancora oggi, dopo due anni, li sento e mi raccontano cosa succede loro, chi è stato adottato, chi è diventato maggiorenne, ecc. I dirigenti della struttura mi avevano anche chiesto di restare a lavorare lì, ma non me la sono sentita e ho rifiutato l’offerta".

E poi?

"Ho cominciato a cercare un’occupazione nel campo dell’infanzia, ho inviato vari curricula, ho parlato con tanta gente e, con un po’ di fortuna, ma soprattutto grazie alla qualifica ottenuta con l’Istituto Cortivo, sono stata assunta al Peter Pan, un asilo nido e scuola dell’infanzia situato proprio nella città in cui vivo, a breve distanza da casa mia".

Quali sono i tuoi compiti?

"Il mio principale impegno è giocare assieme a 5/6 bambini dai tredici ai diciotto mesi. Non è un’impresa semplice come può sembrare, bisogna continuamente controllarli, evitare che litighino e, alle volte, non riesco a gestirli completamente. Cominciano a gridare e a piangere, ma le mie colleghe, con le quali ho un’ottima intesa, sono sempre pronte ad intervenire per darmi una mano. Lavoro di mattina, dalle otto e mezza sino all’una. Seguo anche il momento della pappa, ma sono quasi tutti in grado di mangiare da soli, non è troppo impegnativo".

Hai trovato una buona situazione…

"Sono contenta, non potrei chiedere di più, ma, se nel futuro mi si presentasse l’occasione, mi piacerebbe moltissimo mettere in piedi una comunità tutta mia. Mi è rimasto nel cuore il periodo del tirocinio e quel mondo è estremamente diverso da quello che vivo oggi. I bambini di oggi hanno di tutto e a volte non apprezzano le cose che hanno perché sono troppo abituati all’abbondanza. In comunità, invece, avevano bisogno di tutto e bastava una piccola cosa per renderli felici, sapevano apprezzare anche una caramella. Con i minori disagiati sentivo di poter esprimere meglio e di più la mia propensione ad aiutare gli altri, ed è una cosa che mi manca".