INTERVISTA A FRANCESCA CALDARELLI

Dopo il diploma al liceo pedagogico – racconta Francesca Caldarelli, ex allieva dell’Istituto Cortivo e oggi insegnante e tutor presso il Centro Didattico di Pescara – ho cominciato a seguire il corso di laurea in sociologia. Prima di concludere felicemente gli studi, comunque, sentivo che l’esperienza universitaria non mi dava gli elementi giusti per poter trovare con una certa concretezza uno sbocco professionale. Per questo motivo, quando ho visto una pubblicità dell’Istituto Cortivo su una rivista, mi sono interessata e ho capito che quella era la strada giusta per me: non solo teoria ma anche un tirocinio pratico, un’opportunità fondamentale per mettersi subito a confronto con il lavoro nel sociale, per verificare le proprie capacità, per acquisire sicurezza nei confronti degli utenti e delle stesse strutture di assistenza. È stato così che, quasi contemporaneamente alla laurea, ho ottenuto anche due attestati, come Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia e come Operatore Multiculturale.

Come è avvenuto il passaggio all’insegnamento?

Quando ho concluso le specializzazioni gli stessi insegnanti del Centro Didattico pescarese, con i quali avevo instaurato ottimi rapporti, mi hanno consigliato di inviare il mio curriculum alla Direzione Didattica per un eventuale inserimento in organico. L’ho fatto ed è andato tutto bene. Nei primi tempi sono stata affiancata dalla precedente insegnante che aveva deciso di lasciare per andare in pensione e poi, dal 2006, ho iniziato a insegnare materie letterarie.

Come ti trovi?

Bene, dopo più di due anni sono davvero soddisfatta di aver scelto questo lavoro. Sono diventata anche tutor per i tirocini, il rapporto con i colleghi è eccellente e sento di operare in una realtà in costante sviluppo.

Cioè? Da cosa deduci il progresso dell’Istituto Cortivo?

Dal mio osservatorio noto vari fenomeni positivi, a iniziare dal livello di preparazione degli iscritti che, sempre più spesso, sono persone già con una laurea in tasca o comunque con notevoli esperienze professionali e di vita. poi anche la composizione degli allievi, che vede crescere il numero dei maschi, delle donne italiane di media età e delle donne straniere, di cui molte anche infermiere diplomate, che cercano un titolo adeguato per inserirsi nel mondo dell’assistenza in Italia. Anche i tirocini stanno acquistando in qualità, i contatti con le strutture funzionano bene e gli allievi possono acquistare un buon livello di preparazione pratica prima di affrontare il lavoro vero e proprio.

Come sono i rapporti con gli allievi?

Molto buoni, con alcuni direi fantastici. C’è una bella atmosfera, ci sentiamo tutti a nostro agio. Alcuni anche dopo aver finito il corso passano a trovarci. Recentemente una signora ci ha portato un pane che aveva appena fatto con le sue mani, ancora caldo… Altri, che si erano iscritti perché in famiglia avevano problematiche legate a patologie e handicap, ritornano ogni tanto a chiederci ulteriori consigli. Straordinari sono anche i rapporti fra gli stessi allievi, che collaborano autonomamente fra loro facendo nascere dei progetti davvero interessanti…

Anche tu hai un progetto…

Beh, sì, è ancora di là da venire, ma ci sto pensando. Mi piacerebbe trasformare il mio innato amore per i bambini in una struttura pensata per loro e per le loro famiglie Qualche tempo fa ho iniziato il giro degli uffici per verificare le varie possibilità, ma è stata una mezza delusione: ho trovato poca disponibilità e qualche aiuto, prezioso ma insufficiente per soddisfare tutte le mie domande. Mi trovavo proprio in questa situazione quando ho ricevuto il numero di Incontri nel quale si annunciava il Corso di Impresa Sociale. Ho colto al balzo l’occasione e sono andata a Villa Ottoboni: tutto perfetto, ottimi insegnanti, tante informazioni, risposte precise e notizie aggiornate. Oggi mi sento molto più pronta ad affrontare la questione, anche se mi rendo conto che non è una cosa che si può prendere sottogamba. Anzitutto devo trovare il locale giusto e poi un partner che abbia la mia stessa voglia di serietà.

Cosa ti piacerebbe realizzare?

Vorrei uscire dal solito schema dell’asilo nido, ce ne sono già tanti qui dove vivo a Montesilvano, e anche a Pescara. Vorrei sfruttare entrambe le mie specializzazioni e creare una situazione con due diversi servizi, uno più classico la mattina dedicato ai piccoli da 0 a 3 anni e uno il pomeriggio, aperto ai bambini più grandi, con spazio gioco e doposcuola. In zona vivono tanti bambini stranieri che credo abbiano un forte bisogno di qualcuno che li aiuti a superare le difficoltà della lingua e a progredire con gli studi. Ecco, vorrei dare vita a qualcosa del genere, un luogo rivolto allo sviluppo fisico e psichico del bambino e all’integrazione multiculturale… spero proprio di riuscirci!