Intervista a Federica Caracuta

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Federica Caracuta di Carmiano, in provincia di Lecce, ha iniziato a lavorare ancor prima di conseguire l’Attestato di Operatore Socio Assistenziale per la specializzazione Infanzia con l’Istituto Cortivo.

“Dopo il diploma di tecnico in attività sociali non ho voluto iscrivermi all’Università: preferivo lavorare per rendermi autonoma e così ho cercato un percorso che mi permettesse un veloce inserimento nell’ambito del sociale”.

È stato per questo che ti sei iscritta all’Istituto Cortivo?

“Sì, ho cercato su Internet e ho trovato il vostro sito. Ho telefonato e dopo il colloquio con l’Informatore Didattico, mi sono iscritta”.

E come ti sei trovata?

“Benissimo: il piano di studi era interessante e i docenti persone fantastiche, gentili, preparate e disponibili. Poi c’è stato il tirocinio, che ho svolto in una scuola materna dove ho lasciato una parte del mio cuore… Anche se il lavoro che faccio mi piace molto, il mio desiderio profondo sarebbe infatti di lavorare con i bambini più piccoli…”.

Mentre ora di cosa ti occupi?

“Da quattro anni sono operatrice in una comunità per minori stranieri richiedenti asilo politico gestita dalla Cooperativa Rinascita di Copertino. Si tratta di un intervento inserito nel progetto SPRAR finanziato dal Ministero degli Interni in collaborazione con i Comuni. Attualmente coinvolge dieci minori maschi seguiti a turno da sei operatori”.

Non proprio la fascia della prima infanzia…

“Sono adolescenti e giovani adulti, provenienti da paesi asiatici e africani. Molti hanno alle spalle storie assai difficili. Vite in fuga… Sono ragazzi con molte difficoltà a seguire le normali regole di convivenza. Qui vengono date loro delle opportunità: un luogo dove stare, la scuola, l’assistenza sanitaria e, soprattutto, la possibilità di imparare l’italiano e di integrarsi”.

Un futuro, insomma.

“Anche se incerto. Una volta diventati maggiorenni, per avere un permesso di soggiorno, devono attendere la risposta positiva alla loro richiesta di asilo politico. Alcuni, invece, sono arrivati in Italia semplicemente per cercare un lavoro e aiutare le famiglie rimaste in patria. Non conoscendo le nostre leggi, in quanto minorenni, si ritrovano costretti a seguire l’iter procedurale previsto dalla legge, con l’obbligo della residenza in Comunità. Il loro desiderio è rientrare appena possibile nel paese d’origine”.

Che strategie utilizzate per favorire l’integrazione?

“Anzitutto l’alfabetizzazione e poi c’è la quotidianità: insieme andiamo a fare la spesa, dal medico, negli uffici per le pratiche burocratiche… Ci sono anche gli eventi culturali: il Comune di Cariano ha recentemente organizzato un incontro con i cittadini durante il quale i nostri ragazzi hanno potuto leggere delle poesie scritte nella loro lingua d’origine. È stato un momento di grande intensità…”.

Come comunichi con loro?

“Loro parlano quasi tutti l’inglese ma la nostra strategia è di utilizzare sin da subito solo l’italiano per velocizzarne l’apprendimento”.

È faticosa l’integrazione?

“Non è facile, ma alcuni ce la fanno. Quando diventano maggiorenni, li supportiamo con borse lavoro della durata di sei mesi che prevedono un’assunzione temporanea nelle aziende del paese. Un buon esempio di integrazione è quello di un ragazzo che si è impegnato a fondo: ha studiato, si è diplomato, ha preso la patente ed ora lavora a tempo indeterminato in una cooperativa di cui è diventato socio”.

Come vedi il tuo futuro?

“Per ora sono impegnata a conseguire con l’Istituto Cortivo anche l’attestato di OSS. Il sogno è tornare a lavorare con i bambini piccoli oppure di trovare impiego nel campo della disabilità, un settore che conosco perché, da studentessa, con la scuola facevamo volontariato con i disabili fisici. Ho lavorato con i sordomuti e ho anche imparato la lingua dei segni!”.

Un’ultima parola sull’Istituto Cortivo: qual è la cosa più importante che ti ha trasmesso?

“Mi ha insegnato che esistono delle metodologie precise per relazionarsi con gli utenti, cosa che a scuola non avevo imparato. È un elemento importante, perché è indice di professionalità”.